n56 CoLontGRiDO
le tinte che possono presentate i colori
naturali.
Per ben intendere il principio, sulquale questo istrumento si fonda, egli èd’uopo sapere che, dietro le teorie neu-toniane, tutti i colori che riflettono i cor-pi naturali, sano e devono essere neces-sariamente uno di quelli che si formanoper riflessione nelle lamine sottili deicorpi, dando una serie di anelli colora-ti. L’esperienza conferma con la massimaesattezza tutte le conseguenze che deri-vano da questa analogia, relativamentealle modificazioni che devono subire icolori dei corpi, sia per la' maggiore ominore obbliqultà dei raggi incidentisulle loro superficie, sia pel lento e pro-gressivo mutarsi delle loro dimensioni odella chimica composizione delle particelleche li compongono. Di qui ne segue cheper riprodurr? a proprio talento tutti icolori riflettuti dai corpi naturali, basta ri-produrre successivamente e con una gra-duazione lenta, sempre uniforme, tutti icolori che compongono la serie degli a-nelli colorati per riflessione. Il proble-ma ridotto a questo punto non è dif-ficile a risolversi e Biol vi giunse espo-nendo perpendicolarmente una piastra dicristallo ad un raggio polarizzato ed in-clinandola gradatamente. Nel primo ca-so, attesa la direzione perpendicolare delraggio luminoso, questo attraversa la la-mina paralellamente all’ asse di essa, equindi l’azione polarizzante di questoasse sarà nulla per esso che conserveràla primitiva polarizzazione; se però si'inclina la lamina, il raggio rifratto dive-nendo obliquo all’asse, ne nascerà unaforza polarizzante, il cui effetto sutle mo-lecole luminose dipenderà dalla grandez-za dell angolo formato da queste due li-nee e dalla lunghezza del passaggio du-mo teil quale rimarranno esposte a que-sta azione.
Col-ORIGRABb
Il colorigrado di Bìòt formato su que-sti principii componesi primieramente diun vetro nero posto dinanzi ad un tuboda cannocchiale, il quale, mediante unavite, s’ inclina per modo che .i raggi ri-flettuti dalla sua superficie cadano pola Jrizzati nel tubo. Si conosce che si è ot-tenuto questo effetto, quando, analiz-zando il fascetto riflettuto con un prismadi spato d’Islanda acromatizzato che fale veci di oculare, trovansi quattro po-sizioni di questo prisma, nelle quali ilraggio non si divide più, ma rifrangesiper intero in una data direzione. Fattociò per produrre i colori trovasi fra ilvetro paro ed il prisma una lamina cri-stallizzata, tagliata perpendicolarmenteall’asse e che può con un movimento ro-tatorio inclinarsi sotto varii angoli, masempre in un piano d’incidenza che for-mi un angpio di 45° col piano della ri-flessione sul vetro nero. Allora compa-riscono i colori. Per avere lente varia-zioni di tinta, si devono impiegare la-mine non molto grosse e di sostanze, icui cristalli siano dotati di poca forzapolarizzante ; il cristallo di rocca è op-portunissimo a tal fine. Una condizio-ne indispensabile però si è che le lami-ne abbiano dappertutto la stessa gros-sezza, imperocché le tinte dipendonotutto insieme dalla intensità della forzapolarizzante e dalla lunghezza del pas-saggio, durante il quale questa si eserci-ta. Per ovviare a tale difficoltà alle la-mine di cristallo di rocca o d’ allro,Biot sostituì delle lamine di mica bendiafane e di grossezza uniforme, la qua-le si taglia in forma di rettangolo, ilcui maggior lato 9ia doppio del mino-re ; poscia dividesi questo rettangolo indue quadrati uguali che sovrappongonsifono su l’altro, avvertendo che i lati deltaglio risultino ad angolo retto e poi siincollano insieme con un piccolo strato