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Tomo XIX. [Supplimento.]
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3i6 Combustione

d’infiammarsi spontaneamente all'aria.Le particelle d'un metallo fusibilissimo,al contrario, come, per esempio, il piom-bo, quando lo si ripristina, serrandosi leune controle altre, à impossibile ottener-ne una massa infiammabile all’aria. Il sili-cio, che riducesi iu uno stato di grandetenuità, allorché dopo aver ripristinato ilfluoruro di potassio e di silicio col po-tassio, si versa nell’ acqua la massa arro-ventata dapprima ; questo silicio seccatoche sia s’infiamma facilissimamente ; maquando una calcinazione al calor roven-te in vaso chiuso permise alle sue mole-cole di approssimarsi e incollarsi le unecolle altre, esso non si accende più al-l’aria e nè meno nel gas ossigeno. Si puòrendere facilissimamente infiammabile ilcarbone, che in massa compatta, allo sta-to di grafite e di diamante arde con tan-ta difficoltà , mescendo la sostanza daridursi in carbone, per esempio, dei ri-tagli di sovero, insieme coll’idroclora-to d’ ammoniaca e di platino, e riscal-dando il miscuglio fino a carbonizzazio-ne completa ; il platino interposto dà alcarbone così ottenuto una tenuità estre-ma. Si è veduto infiammarsi spontanea-mente il carbone polverizzato finissimoe ammonticchiato nelle fabbriche di pol-vere da cannone. Si ottiene del pari unamassa spontaneamente infiammabile, ri-scaldando fortemente il miscuglio d'unaparte di carbone e due parli di solfato dipotassa per convertir questo sale in sol-furo di potassio. Il piroforo conosciutoda moltissimo tempo il quale risulta dallacalcinazione dell’ allume (solfato di allu-mina e solfato di potassa) col nero di fu-mo, deve la sua proprietà al solfuro dipotassio che trovasi in esso finissimamen-te diviso..

E facile quindi spiegare la infiamma-zione e la combustione dei pirofori. Al -lorchè s’introduce un carbone ordinario

Combustione

od altri corpi porosi in un gas, questo visi condensa con isviluppo di calore (V.carbone) ; e questo calore è sì intenso inqualche punto "da dare al corpo la tem-peratura necessaria alla sua combustione :esso piglia fuoco, purché il gas contengadell’ ossigeno ; lo parti ambienti si riscal-dano e la combustione si propaga da que-sto punto in tutta la massa. Allorché lemolecole insieme congiunte, formano unamassa dura e compatta, le parli ambientii cui contatti si moltiplicano col punto ri-scaldato, assorbono tanto calore a spese diquesto punto, da impedire che avvenga lacombustione, od anche estinguerla all’i-stante, allo stesso modo come se si pones-se un carbone ardente sopra un ferro fred-do ; ma quando la massa è estremamentedivisa e non ofTre che un piccolo numerodi punti di contatto, essa è un cattivoconduttore, il calorico non si dissipa sìprontamente, e la combustione può effet-tuarsi. Il carbone ordinario, anche quellodi bosso, il quale assorbe più fortementei gas di tutti gli altri carboni, non pigliafuoco nel gas ossigeno ; ma al contrario,se mettesi in contatto con un miscuglio digas ossigeno e di gas idrogeno solforatovi produce una detonazione violenta, for-masi dell'acqua e precipita il solfo. Que-sta sperienza dimostra, che il corpo po-roso condensando nei suoi pori l’idroge-no solforato e il gas ossigeno, può deter-minare la combinazione dell’ossigeno col-l’idrogeno dell’idrogenosolforato. Il car-bone poroso non opera la combinazioned’un miscuglio di idrogeno e di ossigeno;ma alcuni metalli porosi producono bensìquesto fenomeno. Il niccolo, per esempio,quale si ottiene ripristinando 1’ ossido diniccolo coll’idrogeno alla più bassa tem-peratura, a cui possa avvenire la decom-posizione, accende un miscuglio di gasidrogeno e di gas ossigeno. Il platino di-venne importantissimo a tale oggetto per