Commercio
che uno spogliamento più o meno destroe fortunato! Il commercio è quello chene procura a buon prezao la maggiorparte dei prodotti che consumiamo eche crescono in paesi molto lontani danoi ; al commercio solo dobbiamo milleagiatezze e piaceri che senza di lui nonavressimo mai conosciuti. Il lavoro nonpuò fare a meno del commercio, poichéabbisogna di vendere i suoi prodotti, ele merci ristagnerebbero oziose se nonvenissero poste a disposizione dei com-pratori. Il oommercio facendole circo-lare nei varii paesi del mondo suscitanuove domande, perfeziona il buon gu-sto • crea in tal guisa dei consumatori, iquali dal desiderio stesso di comperarevengono eccitati a produrre. In questamaniera veruna scoperta rimane sterileod esclusiva per alcun popolo, e rinterouniverso viene a trarre profitto dai mi-glioramenti ottenuti in un solo punto diesso. Allora quando queste verità sarannogeneralmente conosciute, si intenderàmeglio l’assurdità delle guerre, il dannoche esse cagionano ai vincitori medesimi,e si cancelleranno da ogni linguaggioquelle parole vote di senso, lotta indù -ftriale , guerra commerciale , delle qualiabusossi cotanto a danno dei veri inte-ressi dell’ umanità.
Nessuno limiterebbesi a produrreuno solo dei molti oggetti onde ha di bi-sogno, se non avesse la sicurezza di pro-curarsi col cambio quelli tutti che piùdesidera ; il commercio gliene facilita imezzi, e già fino ad ora facilmente com-prendasi non esservi che la libertà deicambiì che possa dare movimento all’in-dustria. Qualunque esse siano la ricchez-za e la fertilità di un paese, questo nonpotrà mai produrre lutti gli oggetti on-de abbisognano i suoi abitanti, e questioggetti sono in copia tanto maggiore epiù varii quanto più è desso incivilito.
Commercio 3ar
Il commercio dee quindi grandementeintèressare ai governi, essendo col suomezzo che ciascun popolo si procurai prodotti degli altri, loro inviando i suoiproprii : l’Europa compera e paga il zuc-chero delle Antille mediante i pannilanie le cotonerie che essa fabbrica ed espor-ta ; la Svezia paga co’ suoi ferri i vinieuropei che l’India acquista coll’indaco.Il vero interesse di tutte le popolazionisi è che le cose camminino in sì fattaguisa, poiché allora ciascuna di esse stu-diasi a preferenza di perfezionare i pro-dotti delle sue terre, per ottenere colcambio di questi una maggior copia de»prodotti del suolo straniero.
Il commercio non è che una estensio-ne della divisione del lavoro, senza di cuigli uomini non godrebbero dei benefizi!dell’ incivilimento. L’ influenza del com-mercio procura alla società prodotti piùabbondanti, più perfetti e meno cari ;siccome l’introduzione di una mercestraniera non può farsi se non che quan-do la si cangi con un’ altra, la cui pro-duzione costi meno al paese che non co-sterebbe quella della merce importata,ne segue che le produzioni ed i cnmbiilasciati liberi non possono prendere al-tra direzione che quella, la quale tornaa maggior vantaggio della società. Com-perare e vendere sono due azioni simul-tanee ed inseparabili, e gli economistiprovarono da gran tempo che le nazio-ni non pagavano altrimente i prodottistranieri che coi loro proprii, dimodo-ché il proibire od inceppare la com-pera è un proibire o inceppare la ven-dita, e da ultimo un nuocere alla pro-duzione. Il governo che proibisce 1’ in-troito di alcuni prodotti stranieri, stabi-lisce indirettamente un monopolio a fa-vore di quelli che fabbricano 1’ oggettoche egli proibisce o quello che gli vienesostituito, condannando in tal guisa 1’ in-