384 Concimare
anch’esso del concime, quando invece'al-cune altre non hanno queste proprietà..
Della operazione della coneimatu-ra. Riguardata così la concimatura delleterre nei suoi bisogni e nel modo di ri-;pararvi, ne resta ora a vedere il tempoed il modo in cui abbia a farsi, notandoqui pure alcune generali avvertenze, ri-mettendo sempre agli articoli che tratta-no separatamente di ciascuna sostanzaimpiegata qual concime, il parlare diquelle pratiche spettanti all’ una o all’al-tra soltanto di queste in particolare.
Quanto al tempo troviamo diverse lepratiche negli agricoltori relativamenteai prati. Altri preferiscono fra noi l’au-tunno, e sono forse i più ; ed alcuni laprimavera. Possono e gli uni e gli altriavere ragione, ma conviene osservarechè si prefiggano essi quando concima-no. Se vogliono coprire i prati acciònon rimangano offesi dalle fredde me-teore ; se il letame che scelgono, ab-bonda di sementi d’erbe ; se sia mesco-lato a terra ; se abbisogni delle acquee delle nevi per insinuarsi entro al pra-to ; supponendo che gran parte di essoconsista in sostanze terrose, allora lode-volissimo è il metodo di concimare inautunno. Ma non sapressimo conveniredell’utilità di applicare nell’anzidetta sta-gione materie bene scomposte, e che oper le acque venendo ad essere traspor-tate a troppa profondità durante il corsodell’ inverno, si rendono inutili affattoalla vegetazione ; o sorprese via ventifreddissimi e geli, riduconsidel tutto in-capaci ad apprestare 1’ alimento in essecontenuto alle piante. Le osservazionide’ migliori agronomi ci hanno piena-mente convinti che il vero tempo diconcimare le praterie co’ letami ben di-geriti è la fine dell’ inverno verso il co-minciare della primavera. Nel momentoin cui le piante principiano ad avvivarsi,!
Concimare
hanno bisogno di miglior nutrimento.Vediamo in fatto che i Romani, grandiconoscitori 'della coltivazione dei prati,li concimavano appunto al termine difebbraio.
Il letame si dà ai campi in autunnopei semi che pongonsi giù in quella sta-gione e si dà in marzo pei marzuoli.Ma tra questi il formentone fórma unaeccezione in alcuni luoghi, giacché spar-gesi il concime in autunno, e in prima-vera non si dee far altro che seminare ilformentone, ayendo già, come molti co-stumano nel reggiano, preparata nell’e-state e nell’autunno antecedente la terraper esso. Coprono prima di letame ilterreno, poi vi seminano sopra, indi co-prono e semi e letami. Quando questisiano bene scomposti, un tal metodo èOttimo ed assicura il buon effetto deiconcimi. Ove però non siano digeriti adovere, prescindendo ancora dalla mi-nore azione che hanno, rimangono ioparte scoperti, ed occorre al contadinodi tornare sul campo a ricopriidi.
Abbiamo veduto nel guastallese alcunitrasportare il letame sui campi in ago-sto. Moltissimi Io spargono in tanti pic-coli cumuli, lasciandolo cosi quindici oventi giorni, e qualche volta più setti-mane all’aria prima di sotterrarlo, Tutticonoscono quanto sia cattivo siffatto me-todo, ma non mancano ai suoi seguaciragióni per iscusarlo. La principale vienedesunta dalla qualità dei terreni che biso-gna assolutamente lavorare quando lastagione è affatto asciutta, altamente l’a-ratro, attesa la tenacità loro, non puòsolcarli; adducono altresì la lontananzadelle abitazioni, e lo stato pessimo dellestrade, per le quali non può andarsinemmeno dopo le prime piogge in air-tur.no nonché dopo quelle dell’inverno.Vogliamo supporre vere in tutti i casiqueste ragioni, sebbene sappiamo di certo
I