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Tomo XIX. [Supplimento.]
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3g2 Concime

pressoché secca, la quale servirà a rice-vere gli escrementi si caricherà «Ielle so-stanze emanate dalla loro traspirazionee formerà un assai buon concime. Que-sto metodo presenta anche il vantaggiodi abbonire il suolo nel mentre che selo concima : a tal fine basta deporre nellestalle una terra di qualità opposte aquella in cui deesi spargere il concime.Allo stesso fine preparatisi i compostimisti di concimi fatti di sostanze di na-tura diversa stratificate le une sulle al-tre. Se si destina, per esempio, il com-posto alla concimatura ed all’abboni-mento d’ una terra argillosa e compatta,si può far uso della preparazione se-guente suggerita da Chaptal . Si fa unprimo strato di rovinacci, se lo copre conletame del letto di pecora o di cavallo,si fa un terzo strato di spazzature deicortili, delle strade e de’ granai, di mar-na magra, secca e calcare, di materia fe-cale, di resti di fieno e di paglia e se locopre collo stesso letame come il primo.Comincia dapprima la fermentazione ne-gli strati di letame i cui succili mescolisiben presto colle altre sostanze : quandosi conosce che la decomposizione è ba-stantemente innoltrata si disfa il mucchiomescolisi gli strati e portasi il concimesulle campagne. P-ei suoli leggeri, poro-si e calcari il concime composto dee for-marsi di sostanze argillose, come le cre-te cotte per metà e macinate, le marnegrasse, le materie compatte,i letami fred-di, la melma del mare o degli stagni, e lafermentazione dee lasciarsi progredirefino a che la ùiassa formi una pasta te-nace e glutinosa.

Anche in Italia l’uso di questi conci-mi composti è da lungo tempo conosciu-to e praticato. Lo si prepara, per esem-pio, ed applicasi comunemente alle pra-terie nelle campagne della provincia reg-giana, ed è una delle pratiche antiche

Concime

di quella coltivazione, tuttoché general-mente non conosciuta. Chiunque vogliaprovvedersene, sceglie o un pezzo diprato, o qualunque altro fondo d’ er-be perenni per la maggior parte, e cheabbiano radicato bene ; anzi quanto piùprofonde e vecchie son le radici, tantomeglio riesce il concime. Colla vanga le-vasi alla profondità di quattro o cinqueonce la cotica erbosa insieme colla terrache avviluppa le radici ; indi si dispongonoin massa, alternandone però gli strati conerbacce , o colla parte più grossolanadella massa de’ letami la meno scompo-sta; e senza darsi la pena di premeretutto questo cumulo (nel che si opera av-vedutamente, perché unendolo di troppos’impedirebbe la fermentazione),lo si la-scia senza smuoverlo parecchi mesi. Al-cuni però lo rivoltano una volta o dueal più nel corso d’ un anno o di diciot-to mesi, spazio di tempo che si è riscon-trato necessario per ben condizionarequesto concime, cui con vocabolo conta-dinesco chiamano Irozzara. Non pochiaccostumano, per meglio guarentire co-testi ammassi, di seminarvi sopra dellezucche da cucina le cui frutta danno aimaiali, mentre incorporano le foglie egli steli alla massa. Le dette piante om-breggiando il composto e serbandolofresco, aiutano indirettamente la fermen-tazione; e questa stabilendosi egualmen-te per tutta la massa, la riduce alla finein uno stato che paragonasi dagli agri-coltori a quello che ha il tabacco fer-mentato. Allora la spargono sulle pra-terie. Bisogna convenire non esservi si-curamente alcuna sorta di governo, chepiù giovi alle medesime. Anzi i contadi-ni danno la preferenza a queste trozza-re a confronto del letame, a meno peroche per mancanza di letame o per iscar-sezza di parti vegetali, le sostanze ter-rose non siano eccessivamente soprab-