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sottile, sui quali si vuol copiare. Scri-vendo con una punta sottile sulla cartafina che è al di sopra, la carta annerilaimprime le lettere sui due fogli, e latrasparenza del foglio sottile che è ilsuperiore, e che rimane qual copia, la-scia leggere lo scritto attraverso di esso.Onesto mezzo però era molto imperfet-to, poiché la lettera non sempre riuscivanitida come occorreva.
I primi tentativi fattisi per riprodurrecon mezzi meccanici una lettera già scrit-ta senza bisogno di copista, pare si devanoa Franklin. Il suo metodo, da esso comu-nicato a Iìochon, che lo riprodusse nel-la sua Memoria sull’arte tipografica, con-sisteva nello scrivere sopra carta lisciacon un inchiostro assai gommato che sispolverava, mentre era ancora fresco conismeriglio o con limatura assai fina diferro fuso : rovesciando poscia la cartaben asciutta sopra una lamina di rameo di stagno, facevasi passare il tutto fra icilindri d’un torchio calcografico o d’unlaminatoio, la pressione del quale obbli-gava ogni lettera che rimaneva saglientesulla carta ad improntarsi in cavo nelrame o nello stagno dai quali potevasiottenere un certo numero di copie, co-me si fa di un rame inciso ordinario."Verso lo stesso tempo, il medesimo Ro-chon, aveva imaginato di scrivere conuna penna d 1 acciaio sopra una lami-na di rame coperta di vernice, e di farmordere dall’ acqua forte il rame sco-perto dalla penna d’acciaio. Avevasi al-lora una vera lamina incisa all’ acquaforte, dalla quale potevansi trarre del-le prove senza soverchie cure di netta-re la lamina, poiché siccome sulle pro-ve la scrittura riusciva rovescia, cosiera necessario di calcarle collo stessotorchio sopra una carta bagnata peraverne delle prove diritte, ed in questocontraccalco la macchie leggere che po-
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levano risultare sulla prova rovesciadalla poca cura avutasi nell’asciugare lalamina non si riproducevano sulla con-troprova. Più recentemente Cadet deVaux riprodusse il metodo di Franklinsotto altra forma. Scrisse al pari di luicon inchiostro gommato, ma invece dispolverare lo scritto collo smeriglio, lo fe-ce con gomma polverizzata. Quando tut-to fu ben asciutto fece cadere la gommache non si era disciolta nell’inchiostro, erimase sulla carta una scrittura suffi-cientemente rilevata, Fissato allora il fo-glio di carta sopra una superficie affattoliscia, come un marmo od il fondo d’unpiatto di porcellana, vi si cola sopra unostrato del metallo fusibile di D’Arcetche riceve in cavo a perfezione il rilievodella scrittura, e che può servire di la-mina incisa dopo che si è sciolta la gom-ma che era negli incavi lasciandola amolle nell’ acqua tiepida.
Il primo però a dare una vera im-portanza all’ arte di cui parliamo si fuWatt, che, nel 1780, prese un privile-gio pel metodo che ora descriveremo, edel quale sono semplici modificazionitutte le pretese invenzioni che poste-riormente si prefissero lo stesso scopo.Ecco il metodo di Watt. '
L’inchiostro col quale dee scriversil’originale, componesi degli ingredientiche seguono. Quattro litri e mezzo d’a-cqua di fonte ; 680 granirne di galla d’A-leppo ; 226 granirne di solfato di ferro( copparosa verde); 226 gramme digomma arabica ; iia granirne di allumedi rocca ; il tutto polverizzato ed infusoper sei settimane o due mesi nell’acqua,coll’avvertenza di agitare spesso la boc-cia. Poi filtrasi attraverso un pannolinoe si tiene l’inchiostro in un vaso ben ot-turato per farne uso quando occorre.
Allorché lo scritto che vuoisi copiareè asciugato ponesi su di esso un foglio di