Corallo
CORALLO. Tutti sanno che inten-de» volgarmente sotto questo nome unaspecie d’arboscello, più o meno ramoso,pietroso, calcareo, talora d’un bel rosso,talvolta più o meno roseo, tal altra bian-co. Adoperato da tempo quasi immemo-rabile per farne gioielli od altri oggettid’ornamento, costituisce il ramo d’ unapesca e di un commercio molto impor-tante in diversi porti del Mediterraneo,trnendosene più che tremila libbre al-l'anno dal solo stretto di Messina.
Creduto per molto tempo una pianta,venne fatto riconoscere con prove irre-fragabili come un polipario da Peysson-net, H quale mostrò come quelle partiche eransi creduti i fiori sieno veri ani-mali. Quanto alla struttura, alla fisiolo-gia, al modo d'accrescimento del coralloed al metodo col quale si pesca, le no-zioni che si hanno sono dovute a scrit-tori nostri italiani, fra i moderni deiquali citeremo P. Boccone, il Ma rsigli, ilDonati, il Cavolini e lo Spallanzani, e daessi trarremo quelle notizie che si sem-breranno più direttamente interessare learti della pesca e del lavorìo del corallo.
Forma questo polipario una specie dipiccolo arboscello alto presso a poco unprède e mezzo e del diametro circa d’unpollice nella sua parte più grossa. Dal fu-sto, ordinariamente rotondo, ma talvoltaanche di figura schiacciata, partono variirami irregolari e per la loro forma e pe-gh spazii che occupano, e talvolta daquesti rami partono altri piccoli ramo-scelli egualmente irregolari, che finisconoin punte ottuse più molji del rimanente.Da struttura di questa parte del coralloha qualche analogia con quella degli al-beri, perchè presenta molti strati con-centrici, esattamente circoscritti, più omeno grossi e talvolta di varii colori,ma non vi si vede alcun indizio di fibre'aggiunti di nessuna specie, essendo for-
Corvllo io3
mato ogni strato di granelli tanto piùfitti, quanto più si avvicinano al cen-tro ; tutti hanno delle strie longitudinaliche però non sono visibili che nell’ ulti-mo strato all’esterno, il quale nonvedesinel corallo lavorato dappoiché vi si leva.Questo strato esterno nello stato di mor-te o di diseccamento è secco e friabile,ma mentre è fresco forma un involucrobianco o pallido alquanto molle. Per ciòquesto strato levasi facilmente dal coral-lo appena pescato, ma non può togliersidappoi che riducendolo in polvere.
Il corallo vive nel mare Mediterra-neo, a profondità molto grandi, ma ingenerale assai variabili. Non si è an-cora pescato al di sotto di sei a sette-cento piedi, ma questa però non è unaragione perchè non possa esistere a mag-giori profondità. Pare bensì che quantopiù si scende più il corallo sia piccolo ;e questa è almeno 1’ opinione general-mente ammessa fra i pescatori di corallo.In quanto al pupto il più elevato, ove sene è raccolto, il Marsigli dice che nonne ba mai veduto a minore profonditàche aio piedi. Questo medesimo osser-vatore assicura che i luoghi più propriiall’accrescimento del corallo siano quelliove il mare è tranquillo e le acque quasistagnanti ; lo che ci sembra con razioci-nio fondato, benché lo Spallanzani gliopponga che nello stretto di Messina ,ove il mare è agitatissimo, sembra che ilcorallo acquisti la sua perfezione ; infatticonviene egli stesso che ivi è più picco-lo, e d’altra parte si potrebbe supporreche crescesse negli scavi, ove le correntinon hanno azione. In quanto all’esposi-zione che preferisce pare che sia special-mente la meridionale, almeno a Messina ,che raramente trovisi nella posizione aPonente e che non inai si propaghi niSettentrione. Si aggrappa indifferente-mente a lutti i corpi che sono a! fondo