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Tomo XX. [Supplimento.]
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106 Corbezzolo

Greci adoperano i teneri ramoscelli e lefoglie per la concia delle pelli. L’invo-glio delle frutta diseccato fornisce un ec-cellente combustibile che arde senza fiam-ma e senza fumo. Le ceneri di questiinvogli e del legno sono ricchissime d’al-cali. Le frutta, secondo Armesto, dannoper lo meno un quinto del loro peso dizucchero, e ciò che rimane produce di-stillandolo del rum d’ un aroma soave.L’ uso però più importante di questefrutta e più utilizzato finora si è quellodi farle fermentare ed ottenerne colladistillazione una acquavite di buona qua-lità, di grato sapore, e che, quando ven-ne preparata a dovere, non ha verunodore empireuraatico, di modo che puòadoperarsi per farne rosolii e per qual-siasi altro fine. Nel 1817 si distillaronosulle spiagge della Dalmazia più di 1000barili d’acquavite di corbezzolo. Credia-mo perciò utile di insegnare qui come sioperi questa distillazione.

Raccogliesi il frutto al momento in cuicomincia ad ammollirsi ed a staccarsi fa-cilmente dall’albero, si pesta e ponesiin botti per farlo fermentare. Quandonon vi è succo abbastanza per copri-le le polpe delle frutta vi si aggiungedell’acquamarina; agitasi la massa duevolle al giorno. Se la polpa fosse a con-tatto coll’ aria inacidirebbe assai prestoed inoltre lo zucchero mal disciolto e lamassa poco diluita non potrebbero fer-mentare convenientemente. Dal momen-to in cui la fermentazione è in attività siestrae ogni giorno da un rubinetto col-locato presso al fondo della botte unacerta quantità di liquido che si getta sul-la massa in fermentazione; nel qual mo-do si fa che tutta la massa fermenti uni-formemente. Appena la fermentazione ècompiuta, leva il liquido e se lo di-!stilla; somministra il quarto del suo vo-|lume di acquavite di 18 a 20 gradi. Il

Corcoro

vino trattato alla stessa guisa dà un’ a-cquavite di soli 1 4 gradi.

Dopo estratto il liquore aleoolieo sibagnano le feccie nella botte col decimodel loro volume d’acqua marina; si spre-mono, e si distilla il liquido ottenuto se-paratamente o unito al primo prodottodella fermentazione ; adoperasi a prefe-renza l’acqua marina a cagione della suaproprietà di precipitare il principio vi-scoso, e di rendere in tal guisa il pro-dotto più limpido e più facile a trarsi achiaro.

Mille libbre di frutta danno, a terminemedio, un barile d’acquavite a 16 gradi.

(A. FRANCESCHi—A rmesto— Prechtl.)CORBINO e CORBOLIh’O. Sorta difico di settembre così detto dal coloredel corbe). (Alberti.)

CORGORO. Genere di piante che ’comprende venti specie che sono erbe, ,e di rado arbusti, esotiche tutte all'Eu-ropa, alcune originarie dell’America , al- |Ire delle Indie orientali e delle quali ;annovereremo qui al solito quelle chehanno o possono avere utili applicazioni. i

Il corcoro commestibile ( corcorus ,olitorius , Lino.) cresce naturalmente in jvai li paesi dell’Asia, dell’Africa e‘dell A- .inerica e coltivasi in Egitto come pianta Jalimentare. Olivier riferisce che gli Egi- |ziani ne mangiano in estate le foglie mintingoli o semplicemente colle, spremiti®e condite con olio. Anche gl’ Indiani h 1tengono fra le piante alimentari, n |a ;vuoisi die questo cibo sia piuttusWgrato che sano. Seminasi questa piantadal finire dell’ inverno fino al terminedella primavera.

Il corcoro a tre logge (corcorns l n 'locuìaris , Linn.) cresce nell’Arabia, e <l 1Mauri ne fanno l’uso medesimo che g^ 1Egiziani del corcoro commestibile.

Il Corcoro cassulare (corvi' 11 * . jpsulnris , Limi.) si alza da sci a *^ u 11 :