Corno
di corno in quo’ lavori nei quali nonoccorre una trasparenza perfetta.
Il corno così preparato può riceveretutte quelle forme che vuol dargli 1’ in-dustria ; ma siccome le operazioni cuiallora assoggettansi per farne scatole,pettini e simili oggetti sono le stesse diquelle colle quali si lavora la tartaruga,così rimetteremo di parlarne a quellaparola.
Qui però ne cade in acconcio, primadi lasciare questo argomento, d’accennarecome Firmino Francesco Lexcellent, fab-bricatore di pettini di Parigi , abbia trova-to la maniera di rendere il corno elastico,togliendogli quell’eccessiva fragilità e cru-dezza che lo rende soggetto a troppofacilmente spezzarsi. Opera egli a tal fi-ne come segue. Immerge i pettini od al-tri Oggetti di corno che vuol preparareper dodici ore in un miscuglio di 3 partidi acido nitrico, i 5 di vino bianco, i diaceto e 2 di acqua fluviale. Lascia asciu-gare gli oggetti, poi li bagna in acquacalda che contenga metà di acqua forte;fatto ciò li tigne, se occorre, poi li lasciaper dieci minuti nell’aceto. Egli assicurache si può allora pestare co’ piedi glioggetti di corno senza romperli. Questostesso metodo applicasi ad ogni speciedi Corna ed anco alle ugne.
Ben si vede che la natura del cornoin questa operazione dee alquanto alte-rarsi, e toccherà perciò a chi è dell’artecspenmentare se questa alterazione siale ggera o no, e se venga compensatadall’ anzidetto vantaggio.
Finalmente l’agricoltura fa aneli’essaProfitto delle corna, per concimare leferie, e siccome gli effetti e il modo diusarle, sono i medesimi che per le ugne,cosi indicheremo qui quanto si riferiscea queste due specie d’ingrassi, riman-dando il lettore a questa parola quandoS'tcmo a trattare delle uone.
ConNo i 3q
Non si fa di queste sostanze tuttoquell’uso che si potrebbe. Nel Friuli sene servono per formare il letto alle spa-ragiaie. Nell’ Istria, come in molli altripaesi, le uniscono alle diverse materiedi cui sono composte le masse. Nel Cre-monese al più pongono le corna in fon-do alle buche destinate alla piantagionede’ gelsi, ma niente curano le unghie.In alcuni luoghi del fu dipartimento delRubicone, ossia nella Romagna , con-cimano, e coll’ ugne e colle corna tri-turate le viti ed i canapai. In generaleperò i bolognesi quasi esclusivamenteprofittano dell’ indifferenza degli altriper acquistare tali materie, le quali es-sendo per tutta la superficie del suoloitaliano tanto abbondanti, si potrebberoda ciascheduno rendere molto più van-taggiose all’agricoltura. Osserviamo chégli oltremontani non si trattengono lun-go tempo sopra questa specie di go-verni. Youn ", nel suo -Piaggio all 1 est,dice che le raschiatili e di corno pro-ducono ritolto minore effetto del leta-me di stalla , il quale non costa dipiù. L’ esperienza però di secoli nellecampagne bolognesi, e da mollo tempoin qua nelle terre a canapaio del Ce-senatico, debbono convincere ognuno'quanto tali avanzi animali meritino divenir presi in considerazione da nobravo economo, particolarmente nei ter-reni piuttosto sciolti che tenaci, e la solaragione per cui crediamo che in alcunipaesi si faccia poco uso di simili conci-mi si è quella che trovano da farne usopiù proficuo a vantaggio di alcun’ altradi quelle arti che addietro accentrammo.
Le corna e le ugne grosse si con-vertono in minuti pezzetti che nel bolo-gnese chiamatisi rizzo. Per ridurle a que-sto stalo servonsi ivi di una macchina for-mata di uno o più cilindri a costole ta-glienti messi m giro dall’ acqua o da