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Tomo XX. [Supplimento.]
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14 ° Gonfio

qualsiasi altro motore, al di sopra deiquali rneltonsi le corna o le tigne chevi si premono contro con una leva e conuna cucchiaia rovescia di ferro. Conquesto semplice meccanismo riducasi in'brevissimo tempo il corno in minuta ra-;saldatura, che essendo appunto arriccia-ta chiamasi rizza. Alcuni giorni primadi sottoporre le materie alla macchinale mettono in una piccola vasca da essidelta battocchio, piena di acqua. Venia-mo assicurati che non ve le lasciano piùdi venti giorni. Per tal modo trovanopiù facile la sostanza a ridursi in minutipezzetti. Gli onesti mercanti la dannopura, cioè di sole corna ed tigne di be-stiame. Alcuni si lamentano che altri me-scono a queste delle ossa ridotte in pezzi.Ancorché ciò fosse, gli acquirenti di talmerce, possono rimanersi tranquilli, poi-ché una simile mescolanza non sarà pun-to uoeevole al campo su cui si applica.

I lavoratori d'utensili ili corno, e par-ticolarmente i fabbricatori, di pettini ven-dono, per governare i terreni, le raschia-ture e gli avanzi delle loro manifatture.A Bologna li chiamano col vocabolo gene-tico di cornuzzo. Ma non hanno univer-salmente tanto credito, quanto la rizza ;sebbene ne’ casi in cui l’agricoltore aves-se bi.sogno che durasse più, e con mino-re sollecitudine si scomponesse il gover-no, massime pegli alberi, potrebbe talsorta d’ ingrasso meritare la preferenza.

Le ugne di pecora, di capra, di ma-iale e dei vitelli da latte s’usano tali equali si levano dall’animale ; e forse nonconverrebbe,almeno secondo checi hannoassicurato alcuni bolognesi, fare la-spesabisognevole per formare la rizza. Neiterreni sciolti vengono queste trovaleun ottimo governo.

I canapai e gli orti sono i fondi doveparticolarmente s’impiegano la rizza edil cornuzzo , dando nondimeno la prefe-

Conrto

renza alla prima. Innanzi però i conta-dini bolognesi esaminano la natura delterreno. Qualora sia tenace o forte , co-me dicono, si astengono dall’adoperarli.Pel canapaio non si ha tanta attenzionenello scegliere la rizza. Questa si spar-ge all’epoca della semina "della canapa.1 più diligenti gettano e coprono i semied il nominato concime contemporanea-mente. Ne applicano 5 yo libbre circaper ogni (ornatura bolognese, eli’ equi-valgono a 98 chilogrammi per ogni aro.Gli ortolani poi sogliono passarla a tra-verso d’uno staccio, e la spargono soprale porche ben lavorate che vogliono rico-prire di erbaggi, cioè finocchi e cardispecialmente, o altri che seminano inprimavera. Il frumento che si pone interreni ingrassati con questo concime,1 ’ anno dopo prospera assaissimo, e sirovescerebbe se non si avesse la previ-denza di tosarne le cime. Il prezzo diessa è vario. Si vende 1 40 lire bolognesiogni migliaio di libbre,Io che monterebbea 83 o franchi circa ogni migliaio di chi-logrammi. Gli ortolani ancora adoperanomolto cornuzzo ed unghielle , che cosìchiamano le ugne degli animali minorinon triturate. Ora chi non vede non es-servi paese tra noi, il quale non potessecavare molta copia di corna ed ugne?Se queste non possono utilmente spar-gersi ovunque, perchè la qualità del ter-reno non lo permette, certamente po-trebbersi mescolare alle masse dei leta-mi. Per tal modo specialmente sminuz-zandole o coll’esposto metodo dei bolo-gnesi, o in altra qualsivoglia guisa, (V. os-sa), verrebbesi ad accrescere il concime.E poi assai difficile che vi sictto moltifondi puramente di natura tenaci, chenon ammettano simile miglioramento.Crediamo che tali sostanze operino indue maniere. Da principio non servonoche a tenere sollevato il terreno, ed a