CttEASSOTO
contengono molta acqua, e si raccolgonosoltanto le ultime che sono creassoto pu-ro. In tutte le distillazioni giova badaredio non si opndensino delle gocciolettesulle pareti della storta; poiché potreb-bero in seguito scomporsi per 1’ azionedel fumo, e che non si spinga troppo in-nanzi l’operazione.
Il Kriiger, il Giordano di Torino ,l’Habschmann, il Roène di Lievve, ilBuchner, il Peretti e il Marini di Roma ,il Del Bue di Napoli, e il Gozzi di Fi-renze , hanno proposti diversi altri meto-di. Ci limiteremo qui a riferire quelli perottenerlo dal catrame, suggeriti da Iioe-ne e dal Cozzi.
11 Roène distilla il catrame in una stor-ta munita di un tubo allungature a largaapertura e lungo che si colloca al disso-lva d’un vaso. L’olio che distilla dap-prima è molto volatile e soprannotasull’acqua, ma poco tempo dopo si ot-tiene un olio che cade al fondo. Alloracangiasi il vaso e si distilla innalzandola temperatura sino a che la naftalina sicondensi nel collo della storta. Mettesi ilprodotto in un luogo freddo durante lanotte e quindi se lo pone sotto ad unostrettoio. La naftalina spremuta contie-ne ancora dell 1 olio che si separa riscal-dandola con aceto di legno sino a che sifonde. Lasciasi raffreddare, si preme lanaftalina cristallizzata e si satura l’acidodie tiene sciolto il creassoto col carbo-nato di potassa. Gli olii pesanti ottenutiS1 uniscono e si agitano per un quarto'fora con un quarantesimo del loro peso‘li acido solforico. Si agita il miscugliocon un volume di acqua uguale al suo,poi separasi P acqua e si rettifica ad uncnlore graduato còll’avverlenza di sepa-rare 1 °lio che soprannoia al principiodella rettificazione. Sciogliesi 1’ olio ret-tificato in uguale volume d’una soluzio-ne calda di potassa caustica di i,ia (liSuppl. Dii. Tecn. T. FI
Creassoto a4o
densità ; se ne separa l’olio che sopran-nota e se lo tratta ancora nella stessamaniera con un quarto della soluzionedi potassa già adoperatasi. Unisconsile soluzioni di potassa, si aggingne unleggero eccesso d’acido solforico, diluitoe separasi il creassoto libero che sopran-nota alla superficie. Rettificasi di nuovo,separasi il primo prodotto che è acquasoltanto, ed allora oftiensi il creassotoaffatto puro, che deesi conservare iopiccoli Boschetti avviluppati di carta ne-ra. Un litro di catrame di carbon fos-sile dà io dramme di creassoto, mentreinvece quando si adoperava il catramedi faggio coi metodi pubblicatisi dappri-ma, non si otteneva che un olio giallo epesante nel quale non vi era che unapiccolissima quantità di creassoto disciol-to con un poco di eupione.
Il metodo del Cozzi ha molta analo-gia col precedente. Si pone in un lam-bicco a stillare del catrame d’inferiorqualità, e si raccolgono i prodotti delladistillazione in un vaso cilindrico ripienoper metà di acqua. L’acido acetico è il pri-mo a comparire ; quindi viene l’eupiune,poi il paraffine, e finalmente il creassoto,notabile per la sua gravità specifica mag-giore di quella dell’acqua. Separalo colmezzo di un sifone il creassoto impurodall’eupione e dalla paraffina, si Iralta acaldo con acido solforico diluito conmetà d’ acqua ; il creassoto meri gravedell’acido viene a galleggiare, ma sempreimbrattalo da molto eupione. Cosi im-puro si versa in una boccia piuttostolarga, empiendola sino a un terzo dellasua capacità e si (iene pel corso di 3giorni in contatto dcIParia, avendo curadi rinnovar questa ogni tanto con stu-rare a quando a quando la boccia. 11liquido divenuto allora d’ una maggiorconsistenza c (l’un colore più intenso, siversa in una storta provvista di rcci-32