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Tomo XX. [Supplimento.]
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Crogiuolo

intaccano il platino ancor più forte-mente degli alcali caustici; 3. i metalliin istato di regolo, alla temperatura cuisi fondono, perchè allora il platino siallegherebbe tosto con essi. L’oro, l’ar-gento, il rame ed altri metalli possonovenire arroventati senza pericolo neicrogiuoli di platino , finché il calorenon si accosta troppo al punto di fusio-ne di questi metalli; ma non si può ver-sare del piombo fuso in un crogiuolo diplatino freddo, senza guastarlo. Una goc-cia di piombo, di stagno o di bismutofusi, caduta sopra il coperchio di uncrogiuolo di platino rovente, vi producesubito un buco; 4' il fosforo o l’acidofosforico mesciuto con sostanze combu-stibili formano un fosfuro di platino, eallora il crogiuolo o si fonde subito nelsito ove si è prodotto il fosfuro, oppurecol raffreddamento vi succedono dellefenditure che il più delle volte non sipossono riparare ; 5. gli ossidi di alcunimetalli non debbonsi riscaldare al rossobianco in vasi di platino, perchè soventeessi perdono, a questa temperatura, l’os-sigeno, e allora il platino si allega al me-tallo. Gli ossidi di piombo, di bismuto,di rame e di nichelio sono quelli chel'anno maggior tendenza a produrre que-st effetto; ma ad un calore rovente mo-derato non provano alcuna mutazione;6- il platino si combina facilmente colsilicio e col carbonio : perciò deesi evi-quant’ è possibile, di porlo a con-tetto col carbone di legna a temperatureMollissimo elevate. Tuttavia in tal caso■ crogiuoli sono meno suscettibili di gua-starsi che noi si crederebbe vedendo la fa-olità con cui il platino spugnoso si fondeunito alla polvere di carbone nei crogiuolidi argilla, p

rima che si conoscesse la lam-pa Q a a spirito di vino a doppia corrented aria, usavasi spessissimo di far arro-ventare delle piccole quantità di sostanzeSuppl. Vii. Tecn. T. FI.

Crogiuolo 281

in piccoli crogiuoli di platino sopra lafiamma d’una semplice lampana a spiritodi vino: in questa operazione, il fondodel crogiuolo coprivasi frequentemente diun intonaco di fuliggine, tolta la quale tro-vavasi il peso del platino sensibilmentediminuito, e la parete esterna intaccata epiena d’incavi. Esaminando 1’ intonaconero, l’abbiamo trovato composto di car-bone mesciuto di rame e di platino. Ilrame proveniva manifestamente dal tubodi ottone per cui passava il lucignolo, ecoloriva talvolta l’orlo della fiamma inverde. Quando in appresso fecesi que-sto tubo di latta, non trovavasi più ramenell’intonaco, ma soltanto fuliggine; peraltro il crogiuolo era ugualmente in-taccato, benché meno di prima, e dopomolti esami abbiamo riconosciuto cheformavasi un carburo di platino, e che ilsolo mezzo d’impedire che il crogiuolovenisse intaccato consisteva nell’ immer-gerlo nella fiamma in modo che non po-tesse cuoprirsi di fuliggine. Questa circo-stanza era tanto più importante a co-noscersi, che iTpeso del crogiuolo tro-vandosi alterato dalla quantità di fulig-gine, non era più esatto il risultamentodella perdita dipendente dal diseccamen-to o calcinazione della materia.

Operando per via umida conviene evi-tare di mettere nel crogiuolo di platinoacqua regia, nemmeno la più diluita, o disciogliervi nell’acido idroclorico sostanzemanganesifere. Allorché, per esempio,nell’analisi di una sostanza minerale, lamassa calcinata col carbonato alcalino èverde o nera, conviene mescerla in unvaso di vetro con acido idroclorico, edevaporarla finché tutto l’odore del clo-ro sia dissipalo. In generale, si possonofar bollire ed evaporare in crogiuoli diplatino tutti i liquidi che non contengo-no cloro, nè bromo liberi, o nei qualinon si sviluppi alcuno di questi corpi.

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