Deposito
giusto che al male prodotto cercasse unrimedio ; ma questo rimedio malamenteapplicato rimase dapprincipio impossen-te. Indarno alcune città della Francia fu-rono separate dal rimanente della nazionee trasformate in porti-franchi, poiché lebarricate rigorose onde fa d’uopo cinger-le per le dogane riuscivano loro sover-chiamente pesanti e ne avevano più dan-no che utile, essendo quasi al caso chese fossero state cinte da un cordone sa-nitario. I depositi doganali non venneroistituiti in Francia che nel i8o5. La do-gana teneva sotto chiave tutte le merci ederrate estere le quali non venivano am-messe che nei depositi reali. I soli pro-dotti delle Colonie francesi godevano delfavore dei depositi fittizii ; al quale am-miserii poscia in via di eccezione, al-cune merci provegnenti dall’Estero. Glioggetti proibiti non si ricevettero in de-posito che nel porto di Marsiglia che 1 Im-peratore voleva compensare della suapassata franchigia.
Questo sistema si mantenne fino al mo-mento della ristorazione in mezzo alleili-finite restrizioni del blocco continentale.Nel i 8 i 4- ebbervi alcune velleità di liberta commerciale che furono ben tostorepresse. Tuttavia i progressi dell’econo-mia politica ed i reclami del commerciomostravano il bisogno di mi regime pividolce, e successivamente vidersi moltedtlà chiedere ed ottenere depositi doga-mali. Sei porli francesi ebbero il permes-so di ricevere merci proibite, il transitodelle quali contribuì alla prosperità delcommercio di quella nazione in manierada rendere ben dispiacente la insistenzadei governi nel sistema restrittivo, mo-strando quali benefizii produrrebbe la li-bertà del commercio, poiché il più leg-gero favore che vi assomigli, vedesi ca-gionare un si pronto incremento negliaffini e nei profitti di esso. I depositi
Deeosito 4°7
doganali non sono che un avviamento aquesta libertà, ne presentano 1’ imaginee devono certamente condurre ad essa,prima che la metà di un secolo sia tra-scorsa.
Per molto tempo non vi ebbero invaili paesi che depositi marittimi. Cosìla merce rimaneva nei porti ed il nego-ziante dell’ interno non poteva giudicar-la che dietro saggi, ed era obbligato diconfidarla ai commissionarii delle cittàmarittime. I molti inconvenienti risultantida questo stato ili cose fecero ben pre-sto conoscere la necessità di uscirne emolte città interne ottennero il favore diun deposito. Conosconsi le lunghe di-scussioni cui diede luogo in F’rancia ilprogetto di stabilirne uno a Parigi . Sidisse che questa risoluzione doveva ca-gionare la rovina delle città marittime eche la Ilavre, per esempio, sarebbe pri-vala degli avvantaggi naturali della suaposizione geografica. Parigi però invecedi un deposito n’ebbe due e, se si para-ioni il movimento loro a quello del de-posito dell’IIavte, nulla si trova che giu-stifichi i timori concepitisi in quest’ulti-ma città.
La ragione si è che i rie positi non di-vengono veramente importanti che collafacilità delle comunicazioni. Quando lajcircolazione non dà vita e smercio aglioggetti che vi si inviano, sono anziché al-tro dannosi. Le darsene di Londra e diLiverpool non contribuirono sì notabil-mente alla prosperità dellTnghillerra chea motivo dilla rapidità ed economia deimezzi di trasporto aperti alle merci sullestrade ordinarie, sui canali o sulle stradeferrale. Un deposito isolato rn n potreb-be a militi servire senza il transito e sen-za grandi mezzi di comunicazione. E pertale motivo che vediamo i cinque im-mensi depositi della città di Londra ba-stare appena al suo commercio e svi-