imitavano servilmente gli antichi, nep-pur tentare ili innalzarsi ad alte conside-razioni sol meccanismo delle società. Laindustria si esercitava da servi, ed il com-mercio in gran parte dagli ebrei, duesette maltrattate ugualmente dal sistemapolitico e religioso di allora. Le impostesi riscuotevano a modo di saccheggio ; ilvassallaggio, i pedaggi, i monopolii d’o-gui genere, molti dei quali sopravvisseroa que" tempi deplorabili, strappavano agliinfelici lavoratori tutto ri fruito delle lo-ro fatiche. Nel XV secolo soltanto vidersiapparire nelle italiane repubbliche, nellecittà libere di Alemagna, del Belgio edella Spagna , i primi sicuri segni d’unavera intelligenza delle grandi quistionieconomiche. Incominciò la economia po-litica dalla discussione sugli argomenti fi-nanziari!, s’ introdusse in qualche modo,nella pubblica amministrazione per 1’ in-fluenza di persone che vi recarono quelleidee e quelle massime alle quali avevanodovuto la privata loro fortuna. Egli èquindi in Italia che manifestaronsi i pri-mi saggi di economia politica, i qualietano però quasi tulli rivolti a quistioniche riferivansi alle imposte, al denaro,all’ arte di trarne dalle popolazioni e diriempierne gli scrigni dei governi.
Di qui ne venne alla economia politi-ca per lungo tempo quel carattere fiscaleonde non si è ancora spogliala del tutto,I ilue gratuli uomini che le segnarono unsenliere distinto mediante tali misure ge-nerali da formarne un ben regolato si-stema furono Sully e Colbert dai qualici vennero per altro eziandio gran partedelle attuali difficoltà. Nell’applicare que-sta scienza alla amministrazione la con-dannarono eglino anticipatamente a tut-te le vicissitudini degli uffizii, ove ritro-,va anche al^presente i soli forti ostacolidie si oppongano al suo sviluppo. Al-;1 influenza degli uffizii amministrativi è
dovuta quella sussistenza delle leggi proi-bitive sistemate da Colbert, e che so-pravvivono in maniera tanto funesta, allecircostanze che loro diedero origine.Questo grande spoglio dei consumatori,come il de Sismondi Io chiama, altro nonè che una continuazione del regime op-pressore del medio evo, nè trova più di-fensori che in que’ pochi che ne traggo-no lucro e profitto.
La varietà però delle opinioni emessein fatta di economia politica eia loro ma-nifesta contraddizione su varii punti, in-dusse più d’ uno scrittore a dubitare chequesta scienza non ancora esistesse ed aprestare poca fede ai principii di essa.Vedendola dall’ antichità in poi subiretante metamorfosi, provare tanti sistemi,si credette poter negare la sua autorità.nelle quistioni ove si voleva introdurla.Non conviene per altro dimenticarsi chele scienze più positive passarono anch’es-se alla loro volta per queste incertezze, eche tuttavia, malgrado le dissidenze chedividono i medici, i fisici, i chimici edi naturalisti de’ nostri giorni, pure vi so-no alcuni principii incontrastabilmentedimostrati in ciascuna di dette scienze.I fatti, osservali meglio, vennero in aiu-to delle dottrine, le quali modiGcaronsipegli ammaestramenti della esperienza ;e per quante dissensioni v’abbiano an-cora fra le varie scuole, vi è però sem-pre una grande quantità d’argomentisiffattamente rischiarati, ed alcune osser-vazioui di tale esattezza da potere d’orainnanzi servire di base a qualsiasi trat-tato. Li esporremo brevemente.
Il lavoro si riconobbe come il princi-pale elemento creatore delle ricchezze,siccome quello che dà solo un valorealle materie prime e che somministra lerendite ai proprielarii di terre. Non ba-sta, in vero, possedere un campo, una offi-cina, una qualunque proprietà, per trarne