Elettromagnetismo
penna e passandolo per l'asse di essa, selo fa uscire verso il mezzo cacandoloverso l’altra piastra e saldandovelo. So-spendesi poi tutto P apparato pel suocentro di gravità con un pezzo di filo diseta non torto. Sostenendo questo pic-colo apparato in guisa che le piastre diesso sieno immerse in acido diluito, 1 ’ a-zione galvanica da esse prodotta, bastoa rendere magnetica 1 ' elice.
Le applicazioni degli effetti dell’ elet-tricità sulle caiamite vennero indicate inquesto Supplimento all’articolo calamita( T. Ili, pag. i 4 a ), e perciò ci limitere-mo a parlare soltanto del telegrafo elet-tro-magnetico, dal quale crediamo utiletrattare piuttosto che altrove, rimandan-do quando occorrerà a questo articolo,perciò che ue sembra potersi desso piùassai facilmente comprendere in seguitoa (pianto fin qui dicemmo.
La velocità inconcepibile con cui laelettricità suole trasmettersi pei corpiconduttori assai da lontano, eccitò- fiuodal 1794 nel Reisser, e qualche annodopo nel dottor Selva spagnuolo, laidea di un telegrafo elettrico. Ma in al-lora non si trattava che della elettricitàordinaria, e l’apparecchio destinato aprodurre le scintille, il cui numero do-veva costituire una specie di linguaggio,era talmente soggetto alle vicissitudini at-mosferiche, da ricusare perfino di cari-carsi (piando era nell’ aria un certo gra-do di umidità ; donde poteva avvenireben di frequente che anche a'cielo sere-no il telegrafo restasse inofficioso. E per-ciò manifesto che questa prima idea do-veva essere abbandonata per attenderedalla scienza una sorgente di elettricitàpiù energica, più durevole, e non sog-getta minimamente all’ influenza dellestagioni.
Frattanto il Volta fiose in mano deifisici la famosa sua pila, e dieci anni
Elettromagnetismo 3 55dopo ( nel 1811), il Soeinmering pre-sentò all’ Accademia reale di Monaco ilmodello di una ingegnosa macchina, incui s’imaginò di applicare alle comuni-cazioni telegrafiche il fenomeno della de-composizione dell’ acqua.
Ventisette fili metallici partivano dal-I estremità della pila, e si riunivano inun fascetto di lunghezza indefinita, cioè,uguale alla distanza che separava la per-sona che scrive telegraficamente da quel-la che deve leggere. In vicinanza diquest’ ultima i fili congiuntivi si distri-buivano all’ estremità inferiore di venti-sette punte metalliche, corrispondenti adaltrettante lettere di un alfabeto, dispo-ste lunghesso il fondo di un truogolo divetro ripieno d’acqua e ben trasparente.Al chiudersi del circuito voltaico inco-minciava ad effettuarsi la decomposizionedell’acqua, e diveniva apparente me-diante due piccole correnti di gas idro-geno e di gas ossigeno che svnlgevansiall eslremità delle due punte per le qualisi chiudeva il circuito medesimo ; cosic-ché essendo in arbitrio dello scrittore distabilire la catena galvanica con due qua-lunque di siffatte punte, si potevano in-dicare successivamente al lettore tuttele lettere dell’ alfabeto.
Gravissimi inconvenienti peraltro siopponevano alla pratica esecuzione diquesto progetto. Primieramente accumu-landosi l’ossigeno in piccole bolle che re-stavano in parte aderenti alla punta chele somministra, e difficoltavano il succes-sivo sviluppo del gas, si rendeva incertala indicazione dei segni, e richiede r asila incomodissima precauzione di staccarele bollicine ogni volta con un pennel-lo. Inoltre, siccome la corrente elettrica,per (filanto sia rapidissima, diminuiscedi intensità e perfino si estingue od al-meno si rende insensibile coll’ aumen-tare delle distanze, cosi diveniva ueces-