Esplosione
sion* dipende:' i.° dalla quantità delfluido elastico che si espande ; 2. 0 dallavelocità che esso acquista per un certogrado di calore ; 3 .° dalla celerità con cuiil grado di calore si trasmette alia massadel fluido espansibile (V. polvere.)
Esplosione delle macchine a vapore.Di questo argomento, tanto alla pub-blica e privata sicurezza importante,abbiamo fatto altre volte parola ed al-l’ articolo macchine a vapore del Di-zionario (T. XIV, pag. 108 e 128) eda quello caldaia di questo Supplimento(T. Ili, pag. 226). Abbiamo ivi indicatocome a varie cagioni siasi da molli attri-buito questo disordine, ed aggiungere-mo qui come il nostro Morosi avessecercato di spiegarlo attribuendolo allareazione che produce il vapore nellacaldaia quando si arresta la macchina.Supponeva egli che si dovesse in tal ca-so produrre un urto simile a quello chevediamo avvenire nell’ariete idraulico, edi una forza uguale a quella che produr-rebbe una colonna di acqua che cades-se unita ed animata di uguale velocità,avesse per base la superficie interna del-la caldaia e per altezza tante volte iometri circa, quanto fosse il numero delleatmosfere del vapore Questa spiegazio-ne però non ci pare fondata, essendochéla reazione dell’ariete idraulico avvienesoltanto nei liquidi per la pochissima lo-ro compressibilità, ma non può a ver luo-go coi fluidi aeriformi, come è il vapore,i quali facendo molla annnozzano il col-po e lo rendono appena sensibile. Il Mo-rosi stesso era tanto convinto ili questofatto che proponeva qual rimedio l’ag-giunta di un serbatoio d’ aria compressacome nelle trombe idrauliche, senza ri-cordarsi che il fluido stesso al quale im-pedivasi istantaneamente l’uscita era essopure elastico e compressibile al pori del-
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l’aria. Duopo è però confessare che nonsi conosce ancora con sicurezza bastan-te il modo d’ovviare le orribili disavven-ture che quasi sempre questo effetto ca-giona, e perciò crediamo nostro doveredi esaminare qui nuovamente la quislio-ne, riportando gli esperimenti fattisi inAmerica su tale proposito dall’Istituto oComitato di Franklin.
La caldaia cori la quale si fecero que-sti esperimenti era di lamierino, di for-ma cilindrica del diametro interno di 12pollici (a), di due piedi, io pollici e un| quarto di lunghezza, e di un quarto dipollice di grossezza. Questa caldaia mette-vasi orizzontalmente sopra un fornello co-mune a carbone che estendevasi alla me-tà circa di sua lunghezza. Questo appa-recchio si era munito con particolare di-ligenza degli strumenti necessari per mi-surarne il calore, la tensione del vaporeed il livello dell’acqua, essendosi postitermometrie manometri tanto all’esternoche all’ interno della caldaia. Due aper-ture chiuse con lastre di vetro lasciava-no scorgere le indicazioni degli stromentiall’ interno e lo stato dell'acqua; vi ave-vano anche 3 robinetti stazatori, dellacui posizione diremo più innanzi, un tu-bo di vetro per conoscere il livello delletrombe prementi, ec.
Le indagini che si avevano in mirafurono particolarmente quelle che se-guono :
i.° Osservare il movimento tumul-tuoso della ebollizione nell’interno dellecaldaie ed il cangiamento di livello daesso prodotto nel liquido. Assicurarsidell’ efficacia de’ robinetti stazatori co-muni e di quelli proposti da Ewbank, edei tubi di vetro indicatori del livello.Assicurarsi parimente se la proiezione
(ni Le misure onde si parla in questoarticolo sono inglesi (V. misure).