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Tomo XXI. [Supplimento.]
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35o Esportazioni

il ferro fabbricossi a prezzi molto diversinella Svezia, io Inghilterra, in Francia ,in Alemagna, in Ispagna , dovunque; lozucchero coloniale trovò una formidabi-le rivalità nella barbabietola; l’India o-rientale dovette venire a gara coll’ In-dia occidentale ed anche coll’Egitto peicotoni. La gara divenne pure assai vivaper certo genere di merci, pei tessuti,pei prodotti chimici e pei liquori fer-mentati.

Da quel punto ebbe principio quellafunesta guerra doganale il cui scopo èuna sterile vittoria su dei pretesi rivalicui non si può nuocere senza danneggiaresè stesso. Qualche nazione che proibivao caricava di dazi esorbitanti le mercifabbricate dalla nazione vicina vide que-sta per rappresaglia caricare le proprie ;volle proteggere la sua industria e dan-neggiò 1’ agricoltura ; o volle proteggere1’ agricoltura e rovinò la sua industria.La Francia rifiutò i bestiami della Svizze-ra e del ducato di Bade : Bade e la Sviz-zera ricusarono i tessuti Francesi , e ri-dersi sorgere manifatture nei dintorni diZurigo , ove poco prima non incontra-vansi che pastori i quali guidavano le lorogreggie. Tutti vollero denaro, e da ulti-mo questo divenne tanto più difficile aguadagnarsi quanto maggiori ostacoli pro-varono i cambi. Si è supposto che le e-sportazioni fossero la più importantequistione del commercio come se desseroaltri benefizi, se non che quelli di porrein giro oggetti diversi : si credette potervendere senza comperare, ed arricchirsisenza importare.

A mantenere questa chimera contri-buirono pur grandemente i governi, co-me si è detto all'articolo bilancia delcommercio ; pubblicarono eglino e pub-blicano tuttora quadri ingannevoli ovesi accozzano i numeri in guisa da lasciarcredere che lo stato siasi arricchito con

Esposizione

esportazioni superiori alle importazioni.Ritiensi la bilancia essere favorevole aduna nazione quando se ne sono fatte u-scire più merci, come si è detto parlandodi un (osso che più è grande quantopiù se gli toglie. Fino a tanto che si ter-ranno per assiomi queste massime erroneenon è da sperarsi di vedere l’ammini-strazione tornarsene ai principii più sem-plici ; nè deesi contare sullo sviluppoche la pubblica prosperità avrebbe dirit-to d’ attendersi dai progressi dell’incivi-limento. A che serve mantenere la pacepoiché si fa la guerra con le dogane eche il contrabbando mantiene un nume-ro infinito di genti, senza che le merci daessi importate figurino nei quadri stati-stici della bilancia?

Finalmente le esportazioni sono paro-la vuota di senso quando separansi dalloro correlativo che sono le importazio-ni. Ogni qualvolta impedisconsi questesi diminuiscono le prime, ferendosi conquell’al ma medesima che si adopera con-tro ai propri vicini. Non vi è nessunaverità che sia stata più evidentementedimostrata dalla economia politica, ed èmolto tempo che le dogane sarebberostate modificate aspettando il momentoin cui saranno distrutte, se l’interesseprivato degli industriali, protetti a dan-no dei loro concittadini, non avesse co-perto la voce dell’interesse generale chenon può separare quello che è insepara-bile, vale a dire, la libertà delle impor-tazioni da quella delle esportazioni.

(Blanqui il seniore.)

ESPOSIZIONE industriale. Fu cer-to ottima idea quella di riunire a tempideterminati i prodotti dell’ industria na-zionale per agevolarne lo studio, gene-ralizzarne la conoscenza e dimostrarnei progressi. Uno dei mezzi più proprii epiù efficaci all’ avanzamento delle arti udei mestieri cd allo sviluppo dell" indù-