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Tomo XXI. [Supplimento.]
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Esportazioni

possa fare veruna utile applicazione.Non dubitando che le gare di velocitànon abbiano a riguardarsi come una frale principali cause dell’esplosioni, cre-de che sarebbe utile proibirle con unalegge. Finalmente riconobbe poter be-nissimo avvenire 1’ esplosione pel casodi un soverchio riscaldamento di alcuneparti della caldaia, e ciò specialmente sesi avesse l’inavvertenza di introdurrein essa dell’ acqua allora quando le cosesono in questo stato, non dovendosi peraltro ritenere che 1’ esplosione sia unaconseguenza necessaria di questo sover-chio riscaldamento, avendosi esempii diguerniture di stantuffi, di fodere in legnodi cilindri e di caldaie abbruciatesi, quan-tunque lontani dai fornelli, senza che siaavvenuta esplosione.

(Janvier —G**M.)

ESPONENTE. Dicono gli aritmeticiquel numero che si pone per indicare ilgrado cui una quantità è elevata.

(Alberti.)

ESPONENZIALE. Aggiunto di cal-colo, e vale il metodo di ridurre a cal-colo le quantità differenziali e portarle acostruzioni geometriche.

(Alberti.)

ESPORTAZIONI. Quando le nazio-ni sono giunte ad un tale grado di pro-sperità che permetta loro di produrremaggior copia di cose di quello che nepossano consumare, 1’ eccesso della loroproduzione forma la base delle loroesportazioni. Il Brasile esporta dello zuc-chero e del caffè; la Svezia e lTnghilter-ra esportano del ferro ; la Polonia deigrani, il Canadà dei legnami, la Russia della canapa e del catrame, la Francia dei vini, la Spagna degli olii, l’Italia del-le sete, 1’ Alemagna delle lane, gli StatiUniti del cotone, il Bengala degli indachi.Ogni nazione esporta uno o più articoliprincipali sui quali si aggira quasi tutto

Esportazioni o/jq

il suo commercio esterno, procurandosiin tal guisa gli oggetti che le mancanomediante la vendila di quelli onde ab-bonda. La Svezia paga co’suoi ferri i vi-ni francesi ; 1’ Italia colle sete il cotoned' America ; la Russia col catrame glizuccheri del Brasile .

É facile il vedere che per tutti i pae-si i modi di approvigionarsi dipendonodalla facilità di fare dei cambi, e che sela Russia , per esempio, volesse trarredal Brasile altri generi che zuccheri ecaffè, incorrerebbe nel rischio di nonvendervi i suoi catrami nè le sue cana-pe : pretendere in cambio denaro sarebbesupporre che il Brasile avesse già trova-to un popolo cui convenisse di pagare ncontanti i prodotti brasiliani ; nel qualcaso il Brasile da idtimo verrebbe sem-pre a pagare co’ suoi prodotti i prodottiRussi . Ogni nazione quindi è fortementeinteressata a ricevere le derrate straniereper ismerciare le proprie. Chiunque nonproduce dell’indaco e vuol procurarse-ne dee pagarlo con una merce da luilavorata o con una derrata del suo ter-ritorio. Quando non si hanno altro checuoi da vendere, come Buenos Ayres ,è duopo ricevere vini da Francia , sgranida Polonia , sotto pena di fare a meno digrano e di vini in mezzo alla soprabbon-danza de’ cuoi.

Si osserva quindi generalmente, tran-ne poche eccezioni, che nessuna nazioneoppone difficoltà ad ammettere nei pro-prii mercati le derrate esotiche che nonpuò produrre, e la quistione delle espor-tazioni sarebbe decisa se non riguar-dasse che il cambio di questa specie dioggetti. Ma a misura che l’induslria e laagricoltura progredirono, ciascun popolostudiossi di produrre quegli oggetti chegli venivano somministrati dal suo vici-no: la seta venne doli’Indie, dalla China,dalla Spagna, dall’ Italia, dalla Francia ;