Éteiié
« tfevesi d’altro canto notala che, perle ingegnosissime esperienze di Faraday ,i atomo di carbonio con 2 di idrogeno, ea atomi di carbonio con 4 d’idrogeno,benché costituiscano teoricamente un soloidentico carburo diidrico, sono invecedue chimiche combinazioni diverse ; l'ul-tima delle quali è di densità doppia del-la prima. Resta a sapersi se nell’ alcoolee nell’ etere questo carburo si trovi neidue stati diversi, oppure allo stato me-desimo. Il perchè ci siamo permessi diriguardare l’alcoole come composto di 2atomi d’osSigeno , 1 2 di idrogeno e 4 dicarbonio; tanto più che ne’corpi orga-nici gli elementi sono combinali a talmodo che nessuno di essi entra, od ènecessario che entri, per un solo atomo.L’atomo dell’ alcoole, rappresentato daH 6 O 0 , noi Io rappresentiamo col simbo-lo 4 HC—|—2II, e quello dell’etere con4 HC—{—TI, attenendoci alla forma deibinarli di primo ordine, non sapendosidi più sul carburo diidrico biatomico.
n Farci infine poter affermare, che que-sto fatto sia finora sfuggito agli occhi deichimici solo perchè occorresse a vederlouno che preparasse etere per più mesi con-tinuati come noi facevamo. Tre circostan-ze, una sola delle quali basta, fanno che,aggiungendo nuove porzioni di alcoole,non si ottenga più etere: r. a adoperareun alcoole meno leggero, notando chedalla densità 0,8 r od al più 0,8 r 5 di cuici servivamo alla densità 0,83 (ch’è l’nf-coole rellificatissiino de’farmacisti, ado-perato anche da Boullay), esso contieneil doppio d’acqua ; 2. !< protrarre di trop-po la distillazione, talvolta per effetto delcalore insistente nel bagno di sabbia enel fornello , per cui formasi 1’ acidosolfovinico, e fors’anche l’iposolforicoindicato da Thenard, e l’acido solforosodi cui pur troppo sentono gli eteri del-le farmacie: 3 . a non isceverare l’aci-
Ètere
do solforico nella storta dall’ acqua for-matasi, appunto per timore che produ-casi l’acido solforoso ; e in fatto Henne!,Serullas, Boullay, Berzelio, non parlanodell’acqua che ritraggevamo in abbon-danza. Un alcoole meno rettificato del no-stro riduce prestissimo l’acido solforico aquello stato in cui non esercita più azionealcuna sopra di esso. Ciò spiega il perchètrovatisi tutti discordi i più dotti chimi-ci passati e presenti, riguardo alla quan-tità d’ etere che puossi ottenere con unadata quantità d’ acido solforico.
« Pertanto, siccome il fermento scom-parte esattamente lo zucchero in alcooleed in acido carbonico, cosi l’acido solfo-rico scomparte l’alcoole in etere e in a-cqua, e l’etere poi in carburo diidrico eacqua, dopo aver tramutato l’amido ingomma e la gomma in zucchero. V’han-110 altri simili esempi ; ma non sappiamoaddurne alcuna spiegazione nè menoiipotetica. Quindi lo zucchero viene rap-presentato da tre combinazioni binarienon solo, ma può anche risolversi in es-se, cioè acido carbonico, acqua e carbu-ro diidrico, prima per l’azione del fer-mento, poi per quella dell’acido sol foni-co. L’amido e la gomme, rappresentatidalle stesse combinazioni binarie, lo sa-rebbero forse in altre proporzioni defi-nite e da noi conosciute?
«Chi sa di quanta importanza sia l’e-tere nelle analisi e nelle preparazioni dtalcuni prodotti immediati, non troveràforse inutile un fatto rimasto occulto finqui agli esperimenlatori più insigni, re-lativamente alla di lui fabbricazione eco-nomica, e che ad un tempo ci serve dinuovo lume nella tenebrosissima com-posizione delle sostanze organiche. »
Il metodo di Boullay, lodato come ilmigliore d’ogni altro dal Berzelio, consi-ste nel'far giugnere l’alcoole in forma diun filetto sottile nell’acido prima scalda-’