Band 
Tomo XXI. [Supplimento.]
Seite
370
JPEG-Download
 

3yo Etehl

« Supponemmo 1’ alcoole anidro: pe-raltro quello da noi usato, della densitào,8 i, o poco più, conteneva circa 0,06di acqua in volume. Così si spiega viep-più la moli' acqua (circa 0,26) che otte-nevamo nella distillazione dell’etere, percui lo stillato compartivasi in due stratidistinti. Supporremo forse che nessunfabbricatore guardasse lo stillato per tra-sparenza, ed abbialo sempre creduto o-mogeneo, mentre consta di due liquori?L’ acqua abbondava più o meno secon-do che protraeva*! la distillazione, perisceverarne il liquido nella storta, senzagiungere peraltro mai al punto di decom-porre 1 ’ acido solforico. Non già subitoall apparire d’ uua nebbia, ma quandolievemente offùscavasi l’interna traspa-renza, e la distillazione prodotta da unpiccolo bollimento nel mezzo, vedevasiritardare, si toglieva totalmente il fuocoe lasciavasi ancor proseguire ; od anche,occorrendo, aprivasi una pronta uscitaalla sabbia. Il giorno appresso aggiun-ge vasi tanto alcoole al residuo quanto pe-sava lo stillato rigorosamente, per rista-bilire all incirca le proporzioni primitive,nè mai scostarsi da un minimo, oltre alquale verrebbe la reazione alterata. Ado-perando un alcoole meno leggero, do-vevasi protrarre di più la distillazione, e,a lungo andare, formavasi alla superficieuna pellicola viscida e filosa che poteva-si estrarre con un legnuzzo per la tubu-latnia della storta: ma l’esperienza ciaveva insegnato ad evitare la formazio-ne di questa pellicola.

“ Non si creda voler noi pretendereche 1 alcoole sia composto di acqua e dieteie, e 1 etere d’acqua e di carburo riii-dtico, ma soltauto che l’alcoole e l'etere61 possono rappresentare di questa ma-niera. Secondo T. de Saussure, l’alcoo-è composto di 61,16 di carburo dii-drico e 38 . 8 \ di acqua. ■>

Etciie

« Devesi semplicemenleintendere, chepochissimi essendo i casi in cui riesca diseparare i composti binar) de’ corpi or-ganici, ed anzi essendo generalmente im-possibile, il fatto che adduciamo è unaeccezione, di cui non istupirebbe peral-tro lo stesso Berzelio.

11 Quanto poi alla formazione dell’acidosolfovinico, che ottiensi solitamente nel-la distillazione dell’ etere, ci resta a ri-cordarne 1 ’ analisi di Dumas e Boullay.La istituirono espressamente per averneun giudizio definitivo, dopo le mollequistioni promosse sulla composizionedi esso. Servironsi della combustione deisolfovinati coll’ossido di rame ; e pareeseguita con un’ esattezza da non am-mettere dubbio alcuno. Videro esserequest’acido composto di 2 atomi di car-buro diidrico e 4 atomi di acido solfo-rico.

11 Or ecco la teoria della sua produzio-ne.—L’acido solforico scomparte l’alcoo-le inacqua ed in etere,per l’influenza delcalore; e,per quella d’ una più alta tem-peratura, scomparte l’etere in acqua ed incarburo diidrico, 2 atomi del quale com-binandosi con 4 atomi dello stesso acidosolforico, producono l’acido solfovinico :quindi, evitando un più forte calore, sievita la formazione dell’ acido solfovini-co, e si ottiene semplicemente la tramu-tazione dell’alcoole in etere, senza chel’acido solforico vi partecipi chimica-mente. — Ognun sa che, trattando 1 ’ al-coole con una massima proporzione diacido solforico, svolgesi soltanto del gascarburo diidrico ; e che, aggiungendo al-l’acido tant’acqua che l’ossigeno di essapareggi quello dell’acido anidro, esso nonesercita più azione alcuna sopra I alcoo-le. Dunque la stessa produzione dell’acido solfovinico nella distillazione dell’ete-re, rende ancor più manifesta la teorii)che enunciammo.