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Tomo XXI. [Supplimento.]
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Nulla <11 più comune che un fabbromediocre, ma nulla altresì di più raroche un buon fabbro. In questo mestierepiù forse che in qualsiasi altro è neces-saria 1 esperienza e la pratica, senza laquale i soli consigli della teoria pocogiovano. Quegli che si dedica a questaparte importante delle arti manuali oltreall’ essere robusto dee avere altresì buo-na vista, la quale si indebolisce ben pre-sto a forza di fissare gli occhi sul ferroche si riscalda in un fuoco intensissimo;dee avere il colpo d’occhio rapido, imovimenti pronti, dovendosi battere ilferro mentre è caldo ; il suo braccio si-nistro dee essere snello e la sua arti-colazione al polso ben libera ; la manosinistra è quella che tiene gli oggettida lavorarsi, al qual fine occorre unadestrezza che non può acquistarsi senon che con 1’ uso, e di cui è difficilefarsi un’ idea quando non abbiasi pro-vato di lavorare alla fucina. Inoltre ilfabbro dee avere alcune cognizioni ac-cessorie sul ferro e sul carbone ; in bre-ve, come abbiamo già detto, un buonfabbro è una cosa assai rara, e quindiquelli che divengono tali sono larga-mente pagati. Questo alto salario che sidà loro è nulla ostante una economiasulla fabbricazione; poiché un buon ope-raio fa risparmiare dei caldi ognuno deiquali cagiona un consumo di ferro e dicarbone. Inoltre un buon fabbro rispar-mia altresì la lima, il bulino ed altri la-vori al magnano.

Daremo alcuni consigli generali, nonmai nella speranza che questi bastino aformare dei fabbri, ciocché non può av-venire che col lavoro, ma per aiutarecoi lumi delle teorie quelli che già cono-scono le pratiche, acciò viemmeglio siperfezionino, e per guidare 1’ intrapren-ditore nella scelta importantissima di unbuon maestro da fucina, il quale pntù

Famiuo

poi scegliersi convenientemente i dipen-denti e garzoni che devono dargli aiuto.

Innanzi di impiegare il ferro occorreprimieramente che il labbro ne conoscala qualità e che impari a distinguerne leproprietà differenti, imperocché devonsiscegliere diverse qualità di ferro più cru-di o più dolci, secondo le specie di lavoriche si hanno a fare. Inoltre non tutti iferri si hanno a lavorare alla stessa ma-niera, alcuni volendo essere più riscal-dati, altri meno. All’articolo ferho delDizionario (T. VI, pag. 22 ) abbiamo in-dicati alcuni caratteri, dai quali si puòconoscere la natura del ferro ; qui peròaggiugneremo qualche altra cosa su que-sto importantissimo argomento che for-ma la prima base dell’arte fabbrile.

Dall’esame del ferro in isprangbe si puòavere qualche conoscenza della sua qua-lità, ma si e vieppiù certi esaminando lagrana, là dove le spranghe si rompono.Cercheremo di spiegare in qual modo.

Si dee dapprima informarsi se il ferroprovenga da una miniera che contengametallo duro o crudo ; poiché, quantun-que accada che da una stessa miniera odalla magona medesima provengano ferridi inuguale crudezza, tuttavia similmentei ferri di una stessa magona sono di qua-lità quasi uguale. Quando le spranghesono lunghe e sottili, il fabbro che vuolescegliere il ferro le solleva da un capo efortemente le scuote : talvolta sono sì cru-de che si rompono. Ciò però avviene diraro, pel chè assoggettansi ad una provapiù forte, drizzandole sopra una cima, poilasciandole radere sul selciato ; in tal pro-va i ferri molto eludisi rompono. Questeprove per altro non sono nè sufficienti nèesatte. Una spranga di ferro battuta colmartello e raffreddata prontamente nel-I’ acqua diviene cruda e fragile, nè po-trebbesi lasciarla cadere senza spezzarla.Se invece però si ha cura di farla ricuo 1