Fàggio
ferro caldo e strofinandole poi fra lemani, o finalmente facendole passare frai cilindri di un mulino tenuti a conve-niente distanza, il qual ultimo metodomerita di essere preferito ad ogni altro.Le faggiuole sbucciate si hanno a porrein opera immediatamente, avvertendo divagliarle di bel nuovo per separarnequelle rimanenze di bucce che vi potes-sero essere ancora, e specialmente quel-la pellicola che sta ad esse attaccala eche è mollo acre. Le bucce si abbru-ciano e si può trarne molla potassa.
Per ottenere l'olio bisogna ridurre lafaggiuola in pasta, pestandola in mortai,schiacciandola sotto macine verticali chegirano intorno ad un asse o macinando-le mediante mulini quasi simili a quellida farina. In ogni caso gli strumenti de-vono essere di perfetta nettezza, poichéla minima porzione d’ olio rancido chevi fosse aderente basterebbe a guastaretutto l’olio. L’acqua calda non basta sem-pre a lavarli dovendosi adoperare a talfine una lisciva caustica che vi si passaripetutamente. Eseguita questa opera-zione assoggettasi la pasta allo strettoioaiutando l’azione di quello con un mitecalore e con un po’ d’ acqua, ponendola pasta in sacelli di tela grossa o megliodi crine, poiché questi non assorbono1’ olio. Strignesi poscia lentamente perdare all’olio il tempo di scolare. Dopola prima spremitura aggiugnesi una mi-nore quantità d’acqua calda a ciò chelimane, e si spreme ancora in guisa daottenere circa un decimo del peso dellefaggiuole di olio. Le stiacciate che ri-mangono sono un ottimo cibo [>*r ingras-sare prontamente i porci, il pollame egli animali bovini.
Il faggio adattasi a quasi tutti i terrenipurché abbiano un piede e mezzo a duedi profondità, ma riesce molto pili belloin un’ argilla fresca mista di terra vege-
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Fagiuoi.i 44o
tale; i fondi mollo umidi e paludosi nongli convengono ; ama le pianure ed ifianchi delle montagne esposti al norieove giugne a grande altezza. Se lo mol-tiplica seminando le faggiuole in autun-no quando cadono spontaneamente. Senon si vuole seminarle che in primaveraconviene aver cura di stenderle in ungranaio perchè non si riscaldino e di agi-tarle almeno una volta al giorno. Quan-do sono bene asciutte se ne fanno muc-chi ìi 1 ti due o tre piedi in un granaiocon tavolalo, poi copronsi d’ uno stratodi paglia grosso un piede per guarentirledal gelo e da un eccessivo diseccamento.
Un’ altra specie di faggio è da ricor-darsi che dicesi faggio rosso (Eagus fer-ruginea ) il quale forma foreste moltoestese negli Stati di Maine , Nevv-IIam-pshire, e Vermont ove impossessassi diterreni fertili ed atti alla coltivazionedelle biade. Uguaglia in diametro ma nonin altezza il faggio delle foreste, il qualesulle sponde dell’Ohiu giugne fino a i oopiedi. Anche i suoi fiori sono più pic-coli, ma la differenza più importante staspecialmente nel legname, poiché un fag-gio rosso di i5 a i 8 pollici di diametro,ha soltanto 5 o 4 pollici di alburno, ei 3 o t 4 di cuore, mentre invece il fag-gio bianco presenta la proporzione in-versa. 11 suo legno è più forte, più duroe più compatto, e traggesi dal suo fruttoun olio eccellente.
(Jàl’ME SaISTE IIlLAIRE -BoSC
—Soui.avge Bonus.)
FAGIUOLI. Gli agricoltori ed orto-lani comprendono sotto questo nomepiante di un genere diverso unendo in-sieme quelle che appartengono al verofagiuolo (Phaseohts , Linn.^ e i dolichi(Dohchos , Lino.) Molti però, e noi conessi, distinguono questi ultimi col nomedi FAGiuoi.i dall’’occhio o di Egitto (V.questa parola).
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