Faina
odore di muschio scola da due vescichet-te vicine all’ano, e si spande da per lot-to, ove passa, di modo che 1’ odoratomeno esei citato può quasi sempre segui-re le sue tracce.
In tempo d’estate restano le faine neibuchi e vivono di piccoli quadrupedi, diuccelli, di rettili,- di frutta e di semi. Sinascondono esse allora nelle fessure deimacigni, nel concavo degli alberi, neicovili abbandonati : non si avvicinano aivillaggi, ai poderi isolati, che in tempodi notte, per cercare d' entrare nei pol-lai, nelle piccionaie, e di sorprendere ivolatili non rinchiusi, o di predare le uo-va deposte in sili appartati; in tempod’inverno poi si stabiliscono nelle casestesse, vale a dire, nei granai, nei buchidelle muraglie, e si mantengono in uncontinuo stato di guerra con i coltivato-li, ai quali però fanno anche qualche be-neGzio, mangiando i sorci, i topi cam-pagnoli e perfino le donnole che infe-stano quelle dimore : combattono an-che con i gatti, e non di rado li ucci-dono.
La pelle della faina dà una pellicciadi una qualità abbastanza buona, quan-tunque inferiore a quella del mai toro ; equesta sola determina alcuni a darle lacaccia iu inverno, stagione, in cui la fai-na è meglio provveduta di pelo. Que-sti cacciatori hanno dei piccoli cani cor-ridori, a gambe storte, a tal uopo adde-strati, che perseguitano la faina di granaioin granaio, entrano nei suoi buchi, quan-do possono, e la fanno uscire pei tetti,ove uccisa viene collo schioppo.
Vi sono dei paesi, ove i fabbricati so-no disposti in maniera che vi si possonofar passare le faine, eccitate da cani,con pertiche, o con qualche esca, da tut-ti i granai in un solo, più piccolo eben chiuso, ove si trova della paglia edel fieno, come negli altri, ma in mino-|Sappi. Dii. Tecn. T. VII.
Faina
re quantità. Quando dalle tracce dei lo-ro passi sulla cenere sparsa alla porta,si può giudicare che ve ne sia entrataalcuna, si chiude l’ingresso e si dà lorola morte a forza di colpi di bastone.
In alcuni paesi si mettono dei lacci difilo d’ottone, delle trappole grandi a tra-bocohello ed altre macchine all’aperturadelle buche, per dove le faine entranonei granai, ed ogni mattina si va a farnela visita, per acchiappare quelle che han-no potuto introdurvisi nella notte.
Finalmente vengono anche avvelena-te, mettendo dell’ arsenico, della nocevomica, del vetro pesto nelle uova, per unbuco che turasi poi con un pezzo di car-ta, od in un piccolo uccello, al quale siricuce il ventre, o in un cuore di monto-ne, che si fa friggere nell’olio di lavan-da, ec. ; ma questo dev’ essere 1’ ultimospedienie da adottarsi, poiché vi ha gran-de pericolo e nessun profitto.
Si racconta che un agricoltore avevalavato la vulva ed anche l’interno dellamatrice d’una faina in calore, da esso uc-cisa, con quest’olio di lavanda ; che pelcorso di 7 a 8 anni strofinato avevaogn’ inverno con quest’ olio medesimouna faina impagliata, che andava strasci-nando sul suo fieno, per condurla in unpiccolo granaio, disposto come sopra sidisse, ed ivi nasconderla in un buco,ove le faine maschie potevano sentirnel’odore senza vederla ; e che in tal guisapreso aveva tutti i maschi ed anche spes-so alcune femmine del suo podere.
Malgrado tutti questi mezzi di distru-zione, i coltivatori non devono trascu-rare le opportune cautele ; devono quin-di avere cura, che le loro piccionaie sie-no esattamente intonacate in tutto il lo-ro esterno, che il contorno dell’ingres-so dei piccioni sia, per maggiore sicu-rezza, vestito con foglie di latta, affinchèle unghie delle faine non vi si possano58