Infanzia
sentasi a bella prima la idea destituirvi al-cune di quelle tante manifatture duve 1 ap-plicazione della divisione del lavoro rendepiù facile e breve il tirocinio, e sollecitandoe perfeziunando in mirabile maniera le o-perazioni, procura quindi un lucro sìgran-de. Ad esempli di manifatture di questogenere sceglieremo quelle degli aghi dacucire, delle spille e degli oriuoli, nellequali tutte il valore del materiale vienedal lavorio dell’ uomo notabilmente au-mentato. A rendere seducente questopensiero contribuisce, oltre alla speran-za di poter francare in gran parte gli u-sili dalla dipendenza dall'altrui carità, an-che il vedere come facile riesca in talguisa adeguatamente distribuire il lavoroper modo da renderlo facile e di assailieye fatica. Più mature considerazioniperò ricordarono in questi asili non do-versi avere di mira solo il presente benessere degli individui che si vi accolgono,ma venirsi altresì a prendere quasi un taci-lo impegno,massime tenendo i fanciulli si-no all’età di dieci a undici anni, di prepa-rare loro un avvenire meno incerto chesia possibile, sicché possano essere al ca-so di provvedere da sé alla loro sus-sistenza quando un giorno abbandonaciin mezzo alla società, e tornino ad essa divantaggio anziché di ingombro e di pe-so. Malamente potrebbe questo inten-to ottenersi dalle anzidette manifatture,imperocché, a modo d’esempio, quel fan-ciullo i cui anni fossero trascorsi nel fo-rare agli aghi le crune, nell’ aguzzarne lepunte, o nel foggiare od adattare le ca-pocchie alle spille, non potrebbe trovareche tenue guadagno nell' esercizio dell’o-perazione medesima, nè facilmente rinve-nire manifatture che lo occupassero.
Per queste ragioni tutte più assai con-venevole ed utile ci parrebbe il fire inguisa, come già in Venezia si pratica, chei fanciulli apprendano negli asili uq me-
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stiere tale da poter loro offrir modo dionesto vivere. 11 lucro del lavoro dai fan-ciulli prodotto certo in tal caso sarà digran lunga minore,poiché l’apprendere dacapo a fondo le pratiche di un mestiere èben altro che l’acquistare l’abitudine mec-canica di ripetere sempre gli stessi movi-menti e gli stessi effetti; ma la pubblicacarità verso un istituto che sì altamen-te al cuore di tutti si raccumanda, nonè fondo si facilmente esauribile nè da la-sciar concepire timori. Perciò parrebbeche il partito da adottarsi quello si fessedi compartire ogui asilo in varie catego-rie ciascuna delle quali abbracciasse undato numero di fanciulli, che crederem-mo non avesse ad essere maggiore di5o,ai quali un abile operaio insegnasse lepratiche di uno fra i più proGcui mestie-ri, diviso in più parti, istruendo i fanciulli più piccoli nelle operazioni meno fati-cose è più facili, e facendole loro eseguire,[tassandoli poi mano a mano che nella etàe nell’istruzione avanzassero ad altre o-perazioni di più in più difficoltose,fino ache giugnessero alle ultime cui I’ età diundici anni loro permettesse di attende-re. Perchè maggiormente compiuta e sol-lecita la istruzione riuscisse, senza sover-chio aggravio deila amministrazione degliasili,converrebbe che quelle operazioni chei fanciulli andassero successivamente ap-prendendo, agli ultri meno istruiti inse-gnassero, rendendo così più facile all’ar-tigiano eletto a maestro il sorvegliare edistruire un numero maggiore di allievi.Affinchè poi questi riuscissero quanto fossepossibile perfetti nell’arte loro, ed i pro-dotti di queste scuole fossero di buonaqualità e tali da produrre agli asili unqualche profitto, due mezzi a nostro pa-rere si dovrebbero adottare e consistono:
Il primo nel provvedere tutti quegli u-teusili o quelle macchine che,senza esclu-dere il luvoru dell’uumo, Io reudoiru tut-