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tavia più facile, più sollecito o più esalto,ed una gran parte dei quali pur tropponon si conoscono fra noi.
Il secondo nel far istampare Manualidei mestieri elle insegnare si volessero, iquali delle pratiche di essi rendessero ra-gione, mostrando in modo facile e pianole teorie sulle quali si fondano. A quellaparola diremo come sarebbe nostro pa-rere che questi manuali si avessero a fare,ma sul princioio frattanto, per diminuireil costo di queste opere, tornerebbe utilecompilarli dietro le norme di quelli mi-gliori francesi, inglesi, e tedeschi che esi-stono, non che di quei trattati che dellearti in generale o delle scienze applicateragionano. Ad ogni allievo giunto all’ etàdi 8 a 9 anni gioverebbe che fosse datoil manuale dell'arte che studio, gratuita-mente o dietro teuue pagamento,secondolo stato di sua famiglia, cercando i mae-stri e gl’ ispettori di farne tratto tratto laspiegazione e di togliere que’dubbii cheinsorgere nelle giovani menti potessero,chiamando poi spesso gli allievi a darconto della lettura di esso per vedere sene approfittano. La pubblicazione di que-sti manuali oltreché utilissima pegli asili,sarebbe un vero benefizio per 1 ’ interopaese ed anzi per 1’ Italia tutta, e giovasperare che lo smercio di essi agli arti-giani valesse a pagarne forse del tutto odalmeno in gran parte la spesa. In questepratiche scuole cosi istituite potrebbesipermettere che inviassero gli artigianique’ loro figliuoli i quali volessero ragio-natamente istituire nell’ arte loro dietromodico pagamento. I proventi di questedue importantissime aggiunte potrebbe-ro forse bastare al compenso di uno o piùprecettoricheinsegnassero ai fanciulli i pri-missimi elementi della fisica agli uni, dellachimica agli altri, e spiegasse loro quelleteoriche e quelle applicazioni nei manua-li iudicate. Diretti così questi sludii var-
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rebbero, non dubitiamo, ben presto a re-dimere dall’avvilimento in cui sono fra noitenute ancora le arti, pel quale vediamoque’soli figli degli artigiani darsi al mestieredel padre cui la ristrettezza di mezzi vietadi aspirare ad educazione più colta, e cer-to sarebbero queste scuole semenzaio fer-tilissimo di artefici valenti. Che se poiprendiamo a considerar# queste scuolemedesime relativamente a quelle che colnome di tecniche si conoscono e che sivanno tutto di più diffondendo, ben èchiaro che sarebbero a quelle importan-tissima e quasi indispensabile prepara-zione. Chi infatti meglio di quei fanciul-li nelle scuole pratiche istituiti, potreb-be trarre profitto dalle scuole tecniche ?.Vi apprenderebbero eglino più fondata-mente quanto si riferisce alle scienze ap-plicate, alla contabilità ed a) commercio,e riuscirebbero così pienamente dotali diquelle qualità che più occorrono al mi-glioramento delle arti, nè certo potrebbe,mancare alcuno di essi il quale, della ri-cevuta istruzione vantaggiandosi, si fa-cesse poi capo ed introduttore di quelle,grandiose manifatture che ammiriamo inestranei paesi edalla cui mancanza tantodanno ha l’industria italiana.
Se non che qualunque sia la bellezzadei risultamenti che da simile istituzionedi scuole infantili-tecniche derivar ne po-trebbe, non conviene tacere che ad ognipasso nuove difficoltà si presentano nelporla in pratica. Se in fatto dopo quantosi disse, ci facciamo ad esaminare qualiarti si abbiano a preferire, incontransiqui pure nuove dubbiezze. A due classigenerali ne sembra potersi per questo ri-guardo ridurre le arti: la pi ima di quel-le che sono più comuni ed esercitate franoi; la seconda di altre per le quali siamoancora agli esteri inferiori di mollo o tribu-tar» del tutto. Entrambe queste classi han-no particolari vantaggi ed incouveuienU.