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Tomo XXX. [Supplimento.]
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ya Juftej

quali coltivasi anche fra noi nelle stufe, eche servono nel loro paese nativo a farnesiepi, come la jucca gloriosa nell’ Americasettentrionale e quella a foglie d’aloe nelleparti più calde dell’ America .

(Bosc.)

JUFTEN. Pelli preparate in modo par-ticolare dai Russi e che formano per essi looggetto di estesissimo commercio. Si han-no juften rossi, neri e di differenti finezze,i quali si distinguono per lo speciale odoreche ha ciascuna sorta di essi. I più finisono sommamente pieghevoli, morbidi, e-sternamente di un bel colore rosso chermi-sino carico, internamente di un bruno chia-ro: la loro grana è rialzata,fina,splendente.Tutti i juften posti sulla lingua manifesta-no un sapore di pelle bruciata ; si prepa-rano non solo con le pelli più grandi dibue, ma anche con quelle de’cavalli, di vi-tello,di capra e ili pecora. Le ultime, pre-se per 16 più dagli animali di uno o dueanni, servono specialmente per la pellerossa. I miglior jutfen si fabbricano al fiu-me Jaroslawseh, al Kostromsch, ed al Py-skowsch. Anche a Pinsko se ne preparauna buona qualità.

Fu tenuto per molto tempo secretoil mezzo col quale i Russi davano ai lorojuften 1’ odore distintivo; ma ora si sa chequesto proviene dal tuffarsi le pelli nell’o-lio più fino di betulla. Il miglior oliodi betulla proviene dalle piante vecchieche crescono in suoli paludosi, le qualisono tanto imputridite che ne resta solo lascorza oleosa, e se ne ottiene l’olio con ladistillazione secca.

La concia di queste pelli si eseguiscenel modo seguente. Dopo che le pelliverdi sono state ammollate nell’ acqua difiume, vengono poste in una lisciva di cal-ce e di cenere per ispelarle e vi si lascianoper due settimane; si risciacquano diligen-temente si piegano insieme, passano inuna leggera fermentazione; poscia si ra-

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stiano, si nettano, si appianano dalla par-te della carne e si portano a gonfiare ncl-1’ acqua acida, fatta con la farina di se-mi di canapa. Dopo pochi giorni si lava-no di nuovo e si risciacquano. Allora siportano nella tintura di concia, e dopo unamezz’ora si pestano e si voltano incessan-temente. In capo a otto giorni si rinforzalaconcia con nuovo materiale, e di nuovo,dopo una settimana si levano fuori le pel-li e si seccano con la superficie della car-ne rivoltata. Si tingono generalmente lepelli col sandalo rosso, nell’ acqua di cal-ce con un poca di soda, dopo averle ba-gnate con acqua alluminata. Si fanno pe-rò anche uere col vitriuolo marziale osolfato di ferro.

I Russi usano cucire le pelli 1’ una in-sieme all’ altra per mezzo di sottili coreg-gie, e da ciò ebbero desse il nome di juf-ten da jujti che significa un paio. Leparti della grana devono essere opposte1’ una all’ altra, e rimane solo un’aperturain cui versasi la tintura. Poscia anno-dano bene le pelli, le rotolano e le volto-lano affinchè il colore prenda in ogni par-te. Quindi seccano le pelli e le tingonoancora col semplice strofinamento per dueo tre volte: ciò fatto le ungono su tutta lasuperficie della carne con olio di betulla.Allorché 1’ olio comincia a seccare si dàuna grana alle pelli passandovi sopra perlungo e per traverso un cilindro di otloneapunte,guernito di due manubri mobili cheproduce dappertutto piccoli solchi. Final-mente si ripulisce ancora la pelle, si bagnacon l’olio di betulla dalla parte della car-ne, quindi si liscia sopra un cavalletto dilegno.

Non in tutte le provincie russe èeguale il metodo per preparare il juften-Si esige che la pelle abbia il suo odo-re speciale, un buon colore, una granafina ed una perfetta morbidezza. Il ripe-tuto «tiramento in tutti i sensi della pelle