g 8 JjABEumo
Minosse, die’ egli, volle che in mezzoalle ombre più cupe di un vasto laberintosi formasse la prigione del Minotauro , or- 1ribile mostro, e che quello lo coprisse enascondesse nel suo recinto. L’ingegnosoDedalo , famoso architetto, gettò i fonda-menti di quelle mura tortuose ; ed imbaraz-zò la visfa di chi entrava in lunghi giri sen-za fine e senza uscita, disponendo un conti-nuo errare di viottoli, imitando in questoil meandro che segue un tortuoso cammi-no, e venti volte nel suo corso ricondu-ce il viaggiatore sui di lui passi medesimi.Così chi entrava nel laberinto di Creta ,ingannato dai numerosi ravvolgimenti, girrava inutilmente quelle vie ingannatrici ;e fino l’inventore trovatasi imbarazzatoad uscirne, tanto avanti quell’ architettoera giunto con l’arte sua.
Il terzo laberinto, cioè quello dell’ iso-la di Lenno , era, secondo Plinio, nondissimile dai già descritti, per la moltipli-cità e dubbiezza delle strade. Distingue-vasi col mezzo di 1 5 o colonne, che sierano eseguite sopra una specie di pernio piuoli, sicché un fanciullo poteva farlemuovere, mentre un operaio le lavorava.Quel laberinto dicevasi costruito dagli ar-chitetti Zmilo, Rodo e Teodoro di Len-no ; e Plinio dice che ai suoi tempi se nevedevano ancora vestigi,
Nelle lettere sulla Grecia del Savary edin altri libri di viaggiatori, veggonsi diver-se piante dei laberinti della Grecia ; maqueste debbono per la maggior parte cre-dersi arbitrarie o capricciose, perchè nes-suno rimane visibile ; tuttavia alcune diquelle piante servirono di norma alla for-sinazione dei laberinti moderni,
Il laberinto d’Italia era stato fabbricatoal .di so tto della città di Chiusi , 1’ anticoCìusium. e dai Romani stessi credevasiCostruito d’ ordine di Porsenna re di E-truria, il quale aveva voluto in quel mo-do formarsi una magnifica tomba o mau-
Labeiunto
soleo sepolcrale, e procurare all’ Italia la gloria di avere superata anche in que-sto genere la vanità dei monarchi stranie-ri, Ma di quel grandioso monumento piùnon rimaneva alcun vestigio ai tempi di |Plinio.
L’arte dei moderni giardini ha introdotto !1’ uso dei laberinti di verdura, formati persolo piacere e diletto. Nei vasti giardini enei parchi si sono formati laberinti che al-tre volte, massime dai Francesi, chiaman-si dedalij erano questi, e sono ancoratalvolta, boschetti tagliati ed intersecati dadiversi viottoli, formati con tale artifizio,che facilmente si possa perdervisi den-tro, Talvolta non si fanno se non cheviottoli o andirivieni cinti all’intorno disiepi folte, di carpini od altre piante so-miglianti ; e vi si dispongono irregolarmen-te sedili, panche, statue, fontane e piccolipergolati, le quali cose adornando que’luo-ghi, ne correggono in qualche modo la so-litudine e la monotonia, e sembrano con-solare dell’ imbarazzo che cagionano achi va errando in quegli andirivieni. Di-verse piante di que’ laberinti trovansi de-lineate nei libri che trattano di questo ar-gomento, ed alcune pretendonsi anchemodellate sui disegni degli antichi.
Un laberinto quindi, benché destinato ajlaccrescere soltanto la delizia di un giardi-no, dev’essere di una certa grandezza, af-finchè la vista non possa stendersi attra-verso i piccoli quadrati piantati di alberi,il che ne torrebbe in parte lo scopo prin-cipale e di diletto. Credesi essenziale chenon vi si pratichi se non che un solo in-gresso, il quale dee servire egualmentedi uscita. Talvolta in mezzo ai laberinti,massime se disposti sono con viottoli odandirivieni circolari, si pianta un grandealbero e più sovente un pino, al quale,come a centro, si studiano di giugnerecoloro che vanno errando nei viottoli,e sovente allorché credono di maggior-