Laberinto
dell'isola di Ci età, dell’isola di Lenno,e diItalia. Quello di Egitto trovava» alcun pocoal disotto del lago Meride presso la cittàdi Arsinoe, altrimente detta, la città deicoccodrilli’. Quel laberinto, se si può pre-stare fede a Pomponio Mela che ce ne halasciata una breve descrizione, conteneva3ooo appartamenti eia palazzi dentroun solo recinto ili muraglie. Quell’ edilì-zio era costrutto e coperto di marmo e nonpresentava se non che un solo ingresso adiscesa, in fondo alla quale si era praticatainternamente una quantità straordinaria diviottoli, pei quali le persone entrate passa-vano e ripassavano, facendo mille giri e ri-giri che cagionavano incertezza e confusio-ne, perchè trovavansi sovente nello stessoluogo e dopo molti stenti e fatiche riusci-vano al punto onde erano partite, senzasapere come trarsi d’ impaccio. Mille viediverse, dice il poeta Corneille , tagliavanoda ogni parte con tanto artifizio quel famo-so laberinto che l’uomo, il quale per uscir-ne sludiavasi di evitare quelle tortuosità,ritornava a ricalcare i sentieri abbando-nati.
Sembra, a dir vero, incredibile il nu-mero degli appartamenti, accennato dalgeografo romano ; ma Erodoto , che ve-duto aveva cogli occhi proprii quel ce-lebre laberinto mentre era ben conserva-to ed ornato di tutte le sue bellezze,dichiara quel fatto con la osservazioneche la metà di quegli appartamenti erasotto terra e l’altra metà si trovava al disopra. La descrizione che quello storicoci ha lasciata di quel pomposo edilìzio,sembra in qualche parte accordarsi conquella che ce ne ha data il viaggiatore ita-liano l’aolo Lucas,chene osservò gli avan-zi sul finire del secolo XVII.
Il laberinto d’ Egitto , die’egli, era untempio immenso, nel quale trovavansiraccolte celle senza numero consacra-te a tutte le divinità del paese ; e questeSuppl Dk. Tecn. T. XVI.
Laberinto
erano probabilmente i numerosissimi ap-partamenti accennati da Pomponio Mela .Gli antichi scrittori non parlano se nonche del numero sorprendente di idoli chevi erano collocati, e dei quali vedevansida ogni parte le figure di varie forme egrandezze, a’tempi del viaggiatore italiano .
La storia non dice quale sia stato ilprincipe che abbia ordinata la costruzionedi quel labirinto, nè in qual tempo siastalo costruito. Il geografo romano ne at-tribuisce la gloria a Psammetico ; e si po-trebbe credere ragionevolmente che que-sta fòsse opera dello stesso principe, cheaveva fatto scalare il lago Meride , e che gliaveva imposto il suo nome. Ma Plinio ciassicura che quella era 1’ opera non di unsolo re, ma di molti, ed in questo sembraaccordarsi con Erodoto , il quale assicurache quel laberinto era la fondazione di i 2re, i quali dominato avendo ad un temposu quella regione, diviso avevano 1’ Egitto in altrettante parti, e convenuti erano traloro di lasciare alla posterità quel gran-dioso monumento.
Certo è che quella grande costruzionenon poteva essere 1’ opera di un solo re-gnante, e che molti, o simultaneamente,come suppone Erodoto , od in tempi suc-cessivi, come accenna Plinio e come sem-bra più probabile, dovettero concorrerealla sua formazione.
Cominciossi a parlare soltanto sotto ilregno di Minosse del celebre laberinto diCreta . Plinio c’ informa clic sebbene sidicesse quel laberinto costruito da Dedalo sul modello di ([nello d’Egitto , quell’ ar-chitetto tuttavia non ne imitò neppure lacentesima parte; e che tuttavia contenevaun numero così grande di viottoli e diandirivieni, che possili! 1 c non era trovarnel’uscita. Ovidio , chccertamcnte veduto nonaveva quel lahcrinto, ne ha lasciato unabellissima descrizione nelle sue Metamor-fosi.
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