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Tomo XXX. [Supplimento.]
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I 2 LaBOHATOKIO

abbia per cenilo la punta diagonalmenteopposta a quella ove sono i quattro cantoni.Se vuoisi in questo feltro lavare un preci-pitato conviene cercare che i lati di essoapplichisi esattamente contro le paretidell’ imbuto che lo sostiene, in guisa darendere impossibile che il liquido scorrafra la carta ed il vetro, obbligandolo aduscire dalla punta del feltro dopo avereattraversato il precipitato.

Se non si ha altro scopo che di chia-rificare il liquore, vale a dire, di separar-ne le materie insolubili che tiene in so-spensione e che lo intorbidano bisogna ai-fi opposto allontanare le pareti del feltroda quelle dell’ imbuto ; ma in generale ri-tiensi preferibile in questo caso fi uso pelfeltro pieghettato col quale fi operazioneriesce più pronta, trapelando il liquidosopra una superficie più estesa. A tal finepiegasi un quadrato di carta, come si èdetto più sopra (fig. 11 A), quindi sulladiagonale ao (fig. n B) poscia si la ca-dere il lato bo su quello ba (fig. 11 C),finalmente piegasi od sopra oa e tagliasiil feltro in b in guisa che i lati od e obabbiano la stessa lunghezza. In tal gui-sa la carta si trova divisa in otto faccedella forma odb (fig. 11 D), e ciascunadi queste facce dev’ essere di nuovo pie-gata sopra sé stessa, o divisa in due par-ti, portando il lato od su quello ob ;queste pieghe devono essere premute conforza, ma non si hanno a prolungare finoal centro o, poiché altrimeute fi unionedi tante pieghe contrarie indebolirebbein quel punto notabilmente la carta. Ciòfatto soffiasi nel feltro così pieghettato perlàido aprire, ed introducesi il dito all’in-terno fino al fondo o sostenuto sulla pal-ma della mano per rotondarlo alcun po-co, ed in tal guisa si avrà un cono divisoin parti uguali che formano angoli alter-natamente saglienti e rientranti.

Per' versare il liquido sul feltro senza

Laboratorio

romperlo giova molto fi uso di una bac-chetta di vetro appoggiata contro fi orlodel vaso dal quale si versa ; il liquidoscorrendo dietro la bacchetta cade tran-quillamente sul feltro. Giova che i feltrisieno piuttosto profondi che larghi, per-chè la feltrazione è più rapida.

Abbiamo veduto all’ articolo Feltrarela maniera di tenere alimentato il feltrosempre allo stesso livello senza il concor-so dell’ operatore. La fig. i 2 mostra ladisposizione di questo apparato. In essaa è una fiala cui si adatta un buon turac-ciolo alquanto conico attraversato da untubo aperto ai due capi. Questo tubo èlungo o'",io a o m ,n su o"*,oo6 alme-no di diametro interno. Quest’ ultima di-mensione è strettamente necessaria, poichése fosse minore fi apparato non agirebbepiù. Una cima del tubo impegnasi nel tu-racciolo in guisa da riuscire soltanto aldiritto di esso nella parte più stretta,dopo averne attraversato tutta la grossez-za ; vicino all’ altra cima tiene due foricircolari fi uno di coptro all’altro del dia-metro di circa o'”,oo4, che vi si fannocon la lima o meglio sulla ruota. Si puòanche chiudere la cima del tubo, dirigerequindi sul fianco di esso il dardo dellafiamma del cannello, e quando il vetro sa-rà ammollito abbastanza soffiarvi forte-mente : fi aria compressa farà rompere ilvetro e produrrà un foro tanto più gran-de quanto più estesa sarà la superficieriscaldatasi. Bastando poi togliere le sba-vature con la lima o sulla ruota. Prepara-tosi così il tubo ed adattatolo sul turac-ciolo mettesi questo sulla fiala riempitaprima col liquido da feltrarsi o con acquase trattasi di un lavacro semplicemente,quindi arrovesciasi questa fiala sul feltroripieno del liquido, avendo cura d’im-mergerne il tubo tanto solamente che i fonne restino coperti. Mano a mano che il li-quido feltrerà i lòri del tubo si aprii anno