123 LABORATORIO
tare che gli dà la politura conveniente.Da quelli che lavorano il platino si tro-vano pure piccole spatole di questo me-tallo che sono utilissime.
Spasola. Per nettare P interno dei tu-bi vi si introduce a sfregamento un filo diferro di conveniente lunghezza, alla cuicima si è fissato un po’ di stoppa bagna-ta. Si trovano altresì in commercio picco-le spazzole montate sul filo di ferro e lecui setole sono disposte circolarmente insenso perpendicolare all’ asse del filo.
Storte. Servono a questo uso quellepiccole fiale medicinali che diconsi qua-drettini, e sono di varie grandezze variando-ne la capacità da 3o centilitri ad un decili-tro. Scelgonsi senza bolle nè fenditure, aventre largo e rotondato ed a fondo sotti-le. Oggi in alcune vetraie si fanno fiale afondo piatto pei laboratorii, e queste sonopreferibili ai quadrettini, il cui fondo èrientrante. Sul collo di questo bocce a-daltasi un turacciolo lutato ed attraversodel quale passa un tubo piegato a squadralungo o'",4° e del diametro interno dio’",oo4, di un vetro grosso e resistente.La piegatura di questo tubo è più o me-no grande secondo l’inclinazione che sivuol dare alla fiala- Questa tiensi solita-mente inclinata a 45°, ma in alcuni casiove la si dee riscaldare fortemente sullafiamma ad alcole è duopo disporla oriz-zontale, a fine che la fiamma non ne lam-bisca che il ventre che è la parte più sot-tile e più atta, quindi a resistere all’ azio-ne del calore. In quest’ ultimo caso sarànecessario che il tubo penetri molto ad-dentro nella fiala, affinchè se si condensaqualche goccia di liquido alla cima di esso,questa cada sulla materia che contiene lastorta e non sul vetro che farebbe, senzadubbio, spezzare. Sarà quindi necessarioavere parecchi di questi tubi a curvaturadiversa per potere inclinare la fiala quan-to occorre. Il braccio di questo tubo
che sta all’ esterno della fiala si è fatto diuna certa lunghezza a fine di poter es-sere a tempo di sturarla n el caso in cuisi vedesse prodursi l’assorbimento. Si deeguardarsi dal riscaldare con troppa forzaad un tratto, perchè in tal caso la fiala cheserve di storta si rompe.
Tanaglie. Occorrono nel laboratoriodue tanaglie comuni ed una tagliente.
Tubi di vetro. Servono questi a co-struire molti apparati, come abbiamo avu-to fin qui sovente occasione di vedere,quindi sarà duopo procurarsene una cer-ta quantità di varie grossezze da o m ,o i ao m ,ooa di diametro interno, scegliendolibianchi, netti e scevri da ogni difetto, e faduopo esercitarsi a tagliarli, stirarli, chiu-derli, curvarli, forarli, allargarli, intagliar-li e nettarli.
Nel loro stato naturale i tubi di vetroaperti ai due capi possono servire per tor-refare una sostanza e conoscere con qua-li altre sia combinata. Scelgonsi a tal fi-ne lunghi da o m ,o6 a o m ,o8 e del dia-metro interno di o“,oo 2 a o m ,oo3. Vi siintroduce la materia da assaggiarsi pres-so ad una cima, e riscaldasi il tubo incli-nato sopra la lampana ad alcole o sul can-nello secondo il calore necessario ; le par-ti volatili si condensano alla parte superio-re del tubo ove si possono riconoscere, equelle gasose si dissipano; così, per esem-pio, torrefacendo un solfato di ferro si svol-ge dell’ acido solforoso che si palesa all’o-dore. Inclinando più o meno il tubo siaccelera o si ritarda la corrente d’ aria in-terna.
Adoperansi tubi di vetro chiusi da uncapo, del diametro interno dei precedenti,per fare sublimazioni fuori del contattodell’aria. Così un frammento di solfuro diferro riscaldato in questo tubo produrràdello zolfo che si condenserà sulle paretiin forma di polvere gialla.
Servono altresì a guisa di matracci tubi