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Tomo XXX. [Supplimento.]
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134 Lacca

la consistenza di una pasta molle, dellaquale si formano piccoli pani, che si fannoseccare con sollecitudine in una stufa.

Se nella operazione suddetta del giallosanto chiaro se lo polverizza di nuovo esi rifonde in una nuova bollitura caricadella grana di Avigtione, si ripete 1’ essic-camento e si rinnova altra bollitura perla terza volta, si otterrà un giallo santoscuro.

Si fa un altro giallo santo scuro prepa-rando un liquore alcalino con o cIlil -,539di potassa di commercio, e di

acqua piovana: fatta questa liscivia e benedepuratala, se ne prendono 3 cllil ., 36 i, vis’infondono o cllll -,359 di grana di Avigno-ne contusa e o c,lil -,iG8 di corteccia di ber-beri, ed il tutto si fa bollire per un’ ora :ciò fitto si passa per una tela fitta spre-mendola; al liquore filtrato si unisceuna soluzione di o chil -,678 di allume osolfato di allumina ed i cI " l ,695 di acquapiovana; al momento si vedrà formarsiil precipitato, il quale si separa per mez-zo di un filtro e si fa seccare con solleci-tudine dividendolo in piccoli pezzi qua-drati.

Nelle preparazioni dei' suddetti gialli santichiari e scuri non si dee far uso di spatolao coltello di ferro, essendo il metallo in-taccalo dall’ acido dell’ allume, che colsuo ossido offusca il colore.

La suddetta grana di Avignone è dellaspecie dei ranni di Linneo , o dello spin-cervino,ma diversifica dal nostro per esse-re di grana più piccola, più pesante e piùcarica, di parte colorante.

Oltre a questi vegetali, ve ne sono an-che altri che possono dare una tintagialla e sono il legno scotano, 1’ erba ruz-za, il fiore dello zafferano e le bacchedello spincervino nostrale, le quali imma-ture danno il giallo, e mature un verde co-nosciuto sotto il nome di verde in ve-scica o pasta'verde , ed ecco il come. Si

Lacca

prendono le bacche ben mature del ran-no si pestano e per mezzo della pres-sione se ne leva tutto il succo ; a questosi unisce un poco di allume o solfato diallumina, ed un poca di gomma arabica,e si fa ridurre con dolce calore ad unaconsistenza di estratto molle, che poi simette in vesciche, le quali si sospendonosotto la capanna di un camino per sec-carle. Questo colore si dee scegliere com-patto, pesante e di un bel verde.

Lacca di robbia. Nel Dizionario all’ar-ticolo Lacca si è veduto quante ricerchesiensi fatte su tale proposito, come Kuhl-mann abbia ottenuto a parte la sostanzacolorante, e Robiquet e Colin sieno giun-ti ad averla di maggiore purezza, dandoleil nome di alizarina , col mezzo dell’acidosolforico concentrato . Accennossi qualifossero i metodi praticati prima di quellescoperte per fare la lacca di robbia, e qualiquelli da Robiquet adoperati mediante lafermentazione e con l’acido solforico. Quiaggiugneremo che molto importa princi- jpalmente scegliere la robbia della migliorqualità,preferendo quelle radici il cui dia-metro non sia maggiore di quello di unapenna da scrivere e che nella frattura pre-sentino un color giallo rossicio assai vivo,e polverizzate un colore gialliccio.

Anche alcuni fra i metodi usati dappri-ma meritano essere conosciuti, e per lastoria dell’ arte, e perchè taluno vi si at-tiene tuttora , avendo dessi il vantaggiodella semplicità. Per cominciare da unautor nostro italiano, Pietro Arduino nellesue Memorie sulla coltura e gli usi di va-rie piante stampatesi nel 1766, così de-scrive la maniera di preparar questa lacca.i< Si prendono le radici della robbia be-nissimo lavate, nette, e tagliate minute.Si pestano in mortaio di pietra, indi apongono in caldaia con tanta acqua, chepossa tenerle coperte, e con un poca dilisciva, o d’ allume catina, o di feccia, a