Band 
Tomo XXX. [Supplimento.]
Seite
159
JPEG-Download
 

Laminatoio

l’ultra con fatica la lamiera, od inveitile ilmoto dei cilindri, basta sollevare le laminee [iresenlarle al di sopra del cilindro in-termedio, poiché il moto del cilindro su-periore facendosi alfinverso le lamine tor-nino indietro, il lavoro essendo in talguisa quasi continuo, e potendosi meglioapprofittare della elevata temperatura del-le lamine, il che in una grande fabbrica-none produce immensi vantaggi. Abbia-mo veduto come per muovere uno iliquesti laminatoi occorra una forza di 2 5 a5 o cavalli.

In qual modo per laminare il ferro sioperi si è veduto nel Dizionario: qui soloaggiugneremo che il riscaldamento dellelamine si fa in un fornello a riverbero, ilcui tramezzo sia tanto alto che la fiammanon tocchi con troppa forza le lamine chesi pongono ad esso vicine, cioè verso ilcamino e di contro alla grata dove si fail fuoco. Durante il caldo deesi evitare dimettere il combustibile per non introdur-re nel fornello troppa aria. Ciascun pezzodi ferro si passa tre a quattro volte pel la-minatoio riavvicinando i cilindri, poi lelamine piegansi in due, e per evitare cheaderiscano insieme si tuffano in acqua chetenga un poca di argilla in sospensione,o si spolverano con carbone in polvere,poscia riscaldansi così addoppiate e si pas-sano sotto al laminatoio con la piegaturaall’innanzi. Per ovviare quanto è possibileche il ferro si ossidi procurasi che il for-nello sia molto caldo, affinché le lamieregiungano al più presto possibile alla tem-peratura necessaria. Siccome tuttavia inqueste operazioni le lamiere copronsi sem-pre di una grossa crosta di ossido, così sedevono essere in viva te tuffansi in acqua checontenga un ottavo od un decimo di aci-do solforico e si- lasciano bene sgocciaresopra una grata, portandole poi nel for-nello ed assoggettandole con la maggiorel'apiditù possibile all’azione del calore;

Laminatoio i5r)

battendole poscia, se ne stacca 1’ ossido aguisa di scaglie, e passansi allora sotto al la-minatoio per ridurle alle dimensioni vo-lute.

Ottone e rame. In quale maniera si trat-tino questi metalli col laminatoio, oltre-ché all’ articolo Laminahe del Dizionario,si è pure veduto a quello Ottone del me-desimo, sicché poche notizie ci resterannoad aggiugnere.

I laminatoi adoperati per questa opera-zione sono analoghi a quelli che servonopel ferro, e la loro grandezza varia secon-do le dimensioni delle lamine che si vo-gliono ottenere ; ma d’ ordinario i cilindrihanno un metro di lunghezza ed il dia-metro di o"',4 e sono massicci. I fornellia riverbero per riscaldare le verghe e lelamine di rame sono molto più lunghiche larghi, ad aia orizzontale, ed a volta al-quanto schiacciata, con una sola porta cheoccupa quasi tutta la larghezza del for-nello ed apresi mediante un contrappc-so . Mettonsi sulle aie di questi for-nelli le verghe le une accanto alle altre,formandone mucchi e disponendole incroce, perchè 1’ aria calda le circondi datutti i lati. Chiudesi la porta e di tratto intratto si osserva se il rame è giunto allaconveniente temperatura che è quelladel rosso oscuro ed allora se lo fa pas-sare pei cilindri. Quantunque per altrotanto il rame che 1’ ottone sieno mollomalleabili,pure non possono ridursi in la-mine senza riscaldarli più volte, perchèoltre al raffreddarsi acquistano con la coni-pressione una durezza che non permeilodi continuare a laminarli. Onesti successi-vi ricuociuienli si fanno nello stesso for-nello ; ma quando le lamine sono moltograndi adoperatisi fornelli disposti diver-samente, lunghi 4 a 5 metri e di i ,7di larghezza, i| cui piano non ha che unmetro, e lungo i quali cammina un fo-colare largo o'", 33 , separato dal piano