LaHPANA
a diro, della differenza di luce che dan-no a pesi uguali le varie specie di olii, eperciò le abbiamo qui riferite.
La stessa considerazione del raffredda-mento prodotto nella fiamma che indusseParker ad immaginare quella particolaredisposizione onde abbiamo fin qui parlato,indusse molti altri a cercare un effetto an-cora miglioratale a dire a far sì che l’oliogiugnesse al becco non solamente riscal-dato,ma gassificato del tutto. E in questomodo che si opera in grande nella Illu-minazione a gas d’olio ed a quella parolaabbiamo annoverato i vantaggi ed i disca-piti di questa maniera di procurarsi la lu-ce. Ben si vede però non potere quegliapparati annoverarsi nel numero dellelampane, imperciocché P olio si decom-pone in vaste officine e di là poi inviasicol mezzo di tubi a distanze notabili adalimentare i becchi, quantunque ben esa-minando possano considerar si come lam-pane gigantesche, il cui serbatoio alimentamigliaia di becchi più o meno distanti daesso. Non è però di questa fabbricazio-ne che qui infeudiamo parlare, ma bensìdella proposta fattasi da molti di lampa-ne della grandezza di quelle comuni, lafiamma delle quali arroventa un picco-lo vaso, nel quale cadendo poi l’olio gocciaa goccia si decompone, per giugnere nelbecco allo stato di gas. Moltissime di cosif-fatte lampane vennero ripetutamente pro-poste, e gli inventori di esse pretendonoche basti riscaldare il piccolo recipiente laprima volta, e che poscia il calore dellafiamma basti a continuarla. Una lampanacostruita su questo principio descrivemmoall’ articolo Illuminazione del Supplimen-to (T. XIII, pag. 1 44) j ma non sembrache l’effetto dì tale disposizione abbia cor-risposto alle speranze che concepite se neerano non essendosi mai 1’ uso di questelampane divulgato. Non sappiamo se ciòSappi Dii. Teen. T. XFL
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dipenda dall’ incomodo che presentano didover preparare rovente il serbatoio primadi accenderle ; dalla dispersione del calore,difficile ad evitarsi,e che impedisse la pron-ta decomposizione ; dalla irregolare som-ministrazione del gas al becco che rendes-se la fiamma vacillante ed incerta ; dal se-dimento di carbone od altro che depo-nendosi sul vaso e scemandone la condu-cibilità impedisse alla decomposizione dicontinuare; oppure, finalmente, da altridifetti che nella pratica sienvisi ricono-sciuti. Queste lampane se fossero riuscitoa dovere avrebbero avuto parecchi van-taggi, come quello di dare lo stesso effettodell’ illuminazione a gas di olio, la cuibellezza è ormai generalmente conosciuta ;di non abbisognare di lucignolo, e di ri-sparmiare quindi la spesa di quello, 1’ in-comodo del mutarlo quando occorre, e,quello che più importa, il graduato sce-mare della luce pel fungo che si formaalla cima del lucignolo ; quello di poterviusare olii di inferiore qualità od altre sostan-ze di poco valore, le quali non potrebber-si bruciare nelle lampane direttamente peltroppo carbone che deporrebbero sul lu-cignolo, carbone che in questo caso restanel vaso di decomposizione. Per tutte que-ste ragioni sarebbe a desiderarsi che alcunosi desse a studiare ragionatamente questoargomento, indagare le cagioni per cuinon se ne ebbe finora buon esito e vederese vi è modo di ripararvi.
Esaminata in tal guisa l’influenza dellaqualità dell’ olio e del modo di adoperar-lo, vedremo ora brevemente quali sostan-ze si cercasse di sostituirvi; argomentoche il molto prezzo degli olii rende digrande interesse. Sono a distinguersi lesostanze proposte in sostituzione degli oliisecondo che possono queste abbruciar-si nelle lampane semplicemente,alla stessamaniera di quelli, elio occorre modificarea3