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Tomo XXX. [Supplimento.]
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i^8 Lampada

in parte queste lampone stesse, o final-mente che esigono apparati di forma affat-to diversa.

Fra le sostanze atte a bruciarsi nellelampane alla maniera degli olii sono da an-noverarsi la nafta ed il petrolio, dell’ usodei quali parlossi all’ articolo Illuminazio-ne (T. XIII, di questo Supplemento, pa-gina i4°) non che un miscuglio di setteparti di alcole a 0,823 ed una di essenzadi trementina. Queste sostanze medesimeper altro bruciano meglio modificando al-quanto opportunamente le lampane. Cosìperla nafta e pel petrolio giova, allungandoil camino od altrimenti, produrre una cor-rente d’aria più attiva di quella delle lam-pane attuali, e sarebbe utile altresì 1’ aiutodell’aria calda ohe vedremo più innanzi es-sersi applicato vantaggiosamente alle lam-pane. Pel miscuglio d’ alcole ed essenza ditrementina fino dal 1832 Jennings di Nuo-va York aveva immaginate lampane di par-ticolare costruzione, e non sappiamo se fos-se quella medesima che troviamo poi indi-cata come adottatasi a Stuttgard nel 18 3 4 *In questa eravi un lucignolo, come nellesolite lampane ad alcole, ma sembra che laparte superiore di esso fosse munita di uncoperchio con forellini capillari disposti acorona, dai quali uscivane vapore d’ alco-le e trementina che bruciando producevaparecchie fiammelle. Per accendere que-sta lampana bastava riscaldare il coper-chio tanto che il miscuglio onde erainzuppato il lucignolo cominciasse a va-porizzarsi, continuando poscia questo ef-fetti) pel calore stesso delle fiammelle. Sem-bra che questa invenzione medesima, oqualche cosa di analogo, siasi tornato incampo nel i 83 q da Giulio Guyot diParigi che 1 ’ annunziò col nome pompo-so di nuovo combustibile od idrogena li-fjuido^ espressione cprrettanesca, ridicola,per chiunque sappia con quanta immensadifficoltà si liquefacela l’idrogeno, e come

Lampana

non si possa allo stato liquido conservarese non se in vasi chiusi ermeticamente nonsolo, ma atti a resistere ad immense pressio-ni. Che se pretendesi giustificare questo ti-tolo col dire, che il liquido contiene in sèstesso l’idrogeno e lo fornisce alia combu-stione, osserveremo che per lo stesso mo-tivo converrebbesi il nome d’ idrogeno li-qiddo agli olii ed alle altre sostanze liquideatte a servire per l’illuminazione. Checchéne sia del nome, ecco in qual guisa rende-vasi conto di un esperimento fattosi a Mi-lano con una lampana ad idrogeno li-quido (a).

« Il nuovo combustibile di Guyot è unliquido, non dissimile al vederlo, da unaacqua lievemente torbida,senza odore, nonsoggetto ad evaporazione, che se spargesisopra stoffe di lana od altri tessuti, non la-scia macchia nè lesioni. Il recipiente perl’uso dell’ idrogeno liquido è sferico, o ci-lindrico a piacere, dell’ ordinaria capacitàdi un litro, costrutto di lastra di ottone,ha un’apertura laterale chiusa da turaccio-lo di metallo, per la quale s’ introduce illiquido : è terminato da un collo sottile 0tubo dello stesso metallo, dove, quattro 0cinque linee al di sotto dell’ ottusa sua e-stremita superiore, sulla periferia di unaorlatura sagliente, si aprono a piacere, ora7, ed ora 9 pertugi capillari,dai quali, sic-come ognuno già immagina, sfuggono lefiammelle illuminanti. Nell’interno del tu-bo, 6 a 7 millimetri circa al di sotto del li-vello dei pertugi suddetti, s* innalza ungrosso fascio di fili di cotone, che scendefino al fondo del recipiente ed assorbe illiquore. Si sovrappone un anello di ferro

(a) Togliamo questa descrizione dal giorna-le milanese L'eco della Borsa ; ma la depu-rammo da infiniti errori che la rendono quasiinintelligibile , essendo scritta, a quanto stvede, da persona affatto estranea ad ogni ru-dimento di chimica o di fisica.

(G”M.)