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Tomo XXX. [Supplimento.]
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i C) fi Lampana

«li tutto dall’ altezza cui giugne 1’ olionel becco, a tal che piuttosto se si vo-lesse dare questa misura converrebbe sta-bilirla partendo dal livello anzidetto. Yihanno però alcune regole che a tutti icasi possono invariabilmente applicarsi, equeste deduconsi dagli esperimenti fattidal Peclet e sono le seguenti. L’ altezzapiù utile da darsi al lucignolo è quellamassima cui può giugnere senza che pro-ducasi fumo. Cosi cento parti di olio die-dero, secondo Peclet, in una lampana alucignolo piatto una luce uguale a i^3con questa massima altezzosa 11 3 con unaaltezza media ed a 76 con l’altezza infi-ma: in una lampana idrostatica xoo partidi olio con 1’ altezza massima del lucigno-lo diedero 3i3 di luce; 2 34 con 1° me ~dia; 80 con P infima; finalmente in unalampana sinombra a livello intermittente,le stesse 100 parti di olio diedero col lu-cignolo a massima altezza, 24® di luce,con la media 227, e con la minima 11 2.Questi esperimenti dimostrano quanto siagrande l’influenza dell’ altezza del luci-gnolo sulla luce prodotta da una dataquantità di olio bruciata nella stessa lam-pana. E però da osservarsi che se questamassima altezza del lucignolo convieneper P economia dell’ olio non è dall’altraparte senza inconvenienti, e perchè lafiamma riesce vacillante, e perchè se nonfuma al principio potrebbe fumare inappresso quando pel deporsi del carbonesul lucignolo, la cima di questo si ingros-sasse e producesse un maggiore raffredda-mento. Ne segue che si dee procurare diavvicinarsi a questa massima altezza quan-to è possibile senza cadere negli inconve-nienti addietro citati. Vedremo quanto in-fluisca su questa altezza del lucignolo an-che la proporzione delle correnti d’aria edil modo come diriggonsi sulla fiamma. Al-P articolo Illuminazione (T. XIII di que-sto Supplimento, pag. i35) abbiamo ve-

Lampanì

duto come ogni millimetro quadrato dellasuperficie del lucignolo donde parte lafiamma, dia, a termine medio, un consumodi granirne 0,558 all’ ora.

Delle correnti d’aria. Essendo la lu-ce prodotta dalla lampana P effetto dellacombustione indispensabile è di sommi-nistrare P ossigeno ad essa necessario, e laproporzione di questo non può essere in-differente perchè se fosse troppo scarsaporzione del combustibile non bruciereb-be, se tropjpo abbondante una parte di es-so non servirebbe che a raffreddare lafiamma e diminuirne in conseguenza laluce. Inoltre anche al modo come questoossigeno viene somministrato deesi averegrande riguardo, poiché è duopo che ven-ga a contatto più esteso che sia possibilecon le molecole, alle quali dee combinar-si, e nel punto in cui queste hanno quellaelevata temperatura al di sotto della qua-le la loro combustione non può aver luo-go o troppo debolmente farebbesi. Il re-golare adunque opportunamente le cor-renti d’ aria è nelle lampane essenzialissi-ma cosa.

Già si ebbe occasione di toccare in ad-dietro dell’inconveniente che reca la gros-sezza del lucignolo, impedendo che leparti interne della fiamma vengano a con-tatto dell’ aria (pag. 181), perciò oggi-dì questi lucignoli si fanno sottili e diforma piatta o circolare. A vero dire quan-to all’affluenza dell’ aria, quando i becchifossero opportunemente costruiti parrebbeche tanto nei lucignoli piatti, quanto inquelli cilindrici avesse ad essere uguale loeffetto; se non che i secondi hannò suiprimi un vantaggio, in quanto che 1’ ariache dell’ interno di essi viene a contattotrovandosi da ogni parte cinta dalla fiam-ma acquista un’ altissima temperaturache grandemente contribuisce alla attivitàdella combustione ed alla intensità dellaluce per conseguenza. Nei becchi pialli