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Tomo XXX. [Supplimento.]
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a4° Lampa»*

dai monumenti sepolcrali di recente sco-perti, e trovando in appresso qualche lu-cernari diedero a credere che quella si fassedi recente estinta, e che da essa provvenisseil fumo osservato. Questo non tolse peròche alle numerosissime lucerne trovate neisepolcri antichi, non si applicasse dal vol-go, e talvolta anche da qualche antiquario,il nome di lucerne perpetue o inestingni-bili, mentre soltanto avrebbero dovutochiamarsi funeree o sepolcrali. Il celebremedico Fortunio Liceto ha scritto ancheegli lungamente di quelle lucerne, e ne haesposte molte figure, sovente capricciose,e narra infiniti fatti in testimonianza dellaesistenza di queste lampane. Chiaramentesi vede però che molte delle lampane neitempli o altra particolarità non avevanoche quella di bruciare molto a lungo con-tenendo grande quantità di olio, od eranodai sacerdoti secretamente alimentate perilludere la credulità del volgo con 1’ ap-parenza di simulati prodigii, non trovan-dosi fatta menzione di queste lampane senon che pei templi e pei sepolcri, e nonmai per l’interno delle ease ove pure nesarebbe stato Fuso più utile. Tuttavia al-cuni, o nella opinione che realmente ab-biano sussistito di siffatte lampane, od an-che seuza credere all’ esistenza di esse,si diedero a studiare se la cosa fosse real-mente possibile. Così nel 1821 trovia-mo un Giornale accennare che il Prin-cipe di San Severo Raimondo di San-gro tentò di ritrovare una lume eternaed il moto perpetuo, e che mentre stavaper raccogliere il frutto di tante sue fati-che immatura morte lo rapì alle scienzeed alle arti, perdita invero poco danno-sa per queste se tutte le di lui ricercheerano di tale calibro. Nel 1826 il Francopubblicò un suo progetto dilampana eter-na, nel quale proponeva di bruciare il mer-curio nell’ ossigeno sópra fili d’ oro in unvaso chiuso, intendendo che 1’ ossido ros-

Lampara

so di mercurio in tal caso prodottosi diicalore dalla combustione venisse poi ri- :pristinatoto, tornando ad abbandonare lojossigeno consumato da prima per brn-ciarsi di nuovo e così stabilendo un alter-nato ossidarsi e disossidarsi non mai inter-rotto. Volevasi insomma che 1’ affinità delmercurio per F ossigeno fosse prima mag-giore poi minore nelle circostanze medesi-me, il che si vede quanto assurdo riesca. 1Finalmente non è molto che parecchi^giornali descrivendo F esperimento dellaluce prodotta fra due carboni, mediantejuna possente scarica elettrica ( V. gami- 1sismo ) si espressero in guisa da far crede-re a molti che ignoravano quel fenomeniche si fosse giunti ad imprigionare in una!bottiglia una forte luce prodotta dallielettricità, sicché vi durasse perenne senabisogno di altro aiuto di alimento veruno.Questo esempio ci ammaestra del modocome possono essere a noi pervenute, fal-samente presentate anche alcune storiedelle lampane eterne presso gli antichi( Dii,, delle Origini. — G**M.)

Lampara monocromatica. Davidde Brei-ster immaginò una lainpaua di tal fatta,cioè che aveva la proprietà di dare unsolo colore,per rischiarare gli oggetti espo-sti nei microsoopii. Era questa formata Iun becco conico con un solo foro allacima pel quale usciva il gas. Alquanto 1 !!dì sopra dì questo foro eravi un anello,cavo nel quale veniva pure introdotto il gas 1che ne usciva per quattro fori volti alloinsù ed un poco inchinati verso il centro. Ffnalmenteal disopra di questo anello eapic-cola distanza da quello eravi un altro anellodi minor diametro sul quale si poneva Mlucignolo di cotone o. di amianto inzup -pato di una soluzione di sai marino. Hg J!che si abbruciava in questa lampana eratratto dall’ olio e dava una luce vivissimatutta gialla e perfettamente monacromo'tira. (G‘*M-)