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SI osserva che la lana disunta si colori- isce ancora col calore, ma meno della lanagreggia, e posta al contatto degli ossidi edei corpi metallici che tingono la lanacomune colorasi al pari di quella, a motivoche 1’ alcole non discioglie lo zolfo, od ilprincipio solforoso. Dietro le osservazionilatte da Chevreul ehe la lana cede partedel suo zolfo ad un alcali debole senzaperdere la propria forma, e che dopo ave-re subito questo trattamento ha una assaimaggiore tendenza a svolgere dell’ acidoidroclorico quando se la tratta coi reagèn-ti acidi, venne condotto a trattare succes-sivamente la lana con un alcali debole chel'u la calce e con l’acido idroelorieo. Eccoi risultamenti da lui ottenuti.
La lana può passarsi per lo meno die-ci volte in un latte di calce formato diun quinto del suo peso di calce e di 4oparti di acqua e nell’ acqua acidulata conacido idroclorico senza che la tenacità nesembri alterata. Esce dal bagno dì calcecon una tinta gialla sensibile che dimi-nuisce molto con l’acido idroclorico,e negliultimi bagni perde la proprietà di colo-rarsi per la calce. Può perdere la maggiorparte del suo zolfo senza che si cangi lasua composizione essenziale, poiché F al-terazione della lana in questo trattamentoinfluisce piuttosto sulla sua tenacità chesulla sua composizione chimica.
In un lavoro letto all’ Accademia dellescienze fino dal 26 decembre 1826 Che-vreul fece conoscere la natura rameosadelle macchie che si erano prodotte sopramolte pezze di lana nell’ atto che vi si fis-savano col sapone le materie coloranti cheavevano servito a stamparle, ed aveva sta-bilito nulla essere più dannoso al buonesito della stampa sulla lana quanto i salirameosi contenuti in quel tessuto. Laconseguenza di questa osservazione si fula sostiluzioue di cilindri di ghisa a quel-li di rame, F inviluppare questi ultimi
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con vari doppi! di tela di cotone ed il sopprimere F uso di qualsiasi soluzione di ra-me per F invazzurramento. Nel dimostrarela natura rameosa di queste macchie Che-vreul non aveva ardito dare un giudiziodefinitivo sullo stato di combinazione delrame, ma riconobbe dappoi dietro nuoveesperienze, che le macchie, le quali pro-duconsi nelle circostanze anzidette sonosolfuro di rame prodotto dalla reazione del-lo zolfo della lana sopra una materia ra-meosa che questa accidentalmente contie-ne. Osserva quindi Chevreul che la grandeestensione acquistata dalla stampa sulla lanae che dee sempre più andare crescendo,ed i gravi inconvenienti che cagiona lapresenza in que’ tessuti delle sostanze ra-meose, ogni qualvolta debbasi disegnaresopra un fondo chiaro, od anche tignerleuniformemente in colori chiari, devonochiamar l’attenzione di quelli tutti cheprendono parte a siffatta industria, perren-dersi esatto conto dell’ influenza che puòesercitare il rame degli utensili e delle mac-chine chescrvono a lavorare la lana sul buonesito delle operazioni di tintura icui tessu-ti di questa materia verranno assoggettati.Deesi esaminare se non convenisse di sosti-tuire fili di ferro a quelli di ottone che se-parano le fila onde si compone F ordito.Nell’ adottare la sostituzione recentementsfittasi dell’ acido oleico agli oli neutri cheadoperavansi dapprima nella filatura dellalana, deesi avere riguardo alla proprietàche tiene il primo di questi corpi grassi diagire sul rame con più forza degli altri.Non è per questo da credersi che i tessutidi lana non contengano rame quando nonpresentano macchie dopo essere stati trattatia vapore.Le indagini mostrano che la mag-gior parte ne contengono, ma in quantitàtroppo debole per avere inconvenienti sen-sibili nella maggior numero dei casi; tuttaviaquando trattasi di fondi bianchi da passartia vapor le menoroe quantità di rame danno