Lui
«n impiumo rossastro che non si scorgenella lana che ne è affatto scevra.
E certo cosa osservabilissima che lamateria grassa della lana vi si trovi sensi-bilmente nella stessa proporzione che quel-la dell’ olio che si aggiugne poi alla lanadisanta e lavata che si vuole filare, e Che-vreul dice, che sarebbe interessante diprovare a filare della lana semplicementelavata con acquapura, per valutare al giu-sto la influenza della sostanza grassa chetiene in confronto a quella dell’ olio chesi aggiugne alla lana disunta e lavata.Egli crede che la differenza consisterebbenell’ essere la matèria grassa formata dallastearerina e dalla elaierina, meno liquidedell’ olio di uliva, ed inoltre nel fissare chefa la prima sulla lana una certa quantitàdi materia terrosa molto divisa che deedare a’sui filamenti una qualche ruvidezza.
Venendo ora ad esaminare le qualitàe i difetti jhe sono da ricercarsi e da evi-tare nelle lane, vedremo prima dietro qualinorme abbiasi a farne la scelta.
Distinguonsi primieramente varie spe-cie di lana : le lane di tosatura sonoquelle tolte da castrati vivi ; le lane deicastrati grassi sono quelle levate inqualsiasi stagione dai castrati prima dimandarli al macello. Le lane delle pellisono quelle nello stato greggio, cioè colloro untume, tolte dalle pelli dei castratimorti al macello ; le lane di spelatura so-no quelle levate col mezzo della calce dal-le pelli degli animali macellati, e non han-no più il nerbo e la pastosità di quel-le vive ; le lane morte sono quelle ta-gliate dalla pelle degli animali morti dimalattia o per qualsiasi accidente. Le lanesono poi greggie od unte quando nonvennero lavate ; lavate sul dosso quandosubirono questa operazione appunto suldosso dall’ animale ancora vivo ; lavate inbianco quando i velli o le lane, scelti op-portunamente, vennero assoggettati al la-Dh. Sappi. Tccn. T. SFl.
L A!fi a $7
vacro ; le lane di spelatura assortite secon-do le varie loro qualità nel lavarle con-osconsi col nome di lane di scarto.
In generale le lane, qualunque ne sia1’ origine o la natura, assortisconsi per qua-lità e queste qualità portano nomi parti-colari o numeri 1’ ordine dei quali è de-terminato dalla finezza delle fibre. Così frale lane indigene distinguesi la lana eletta ,vale a dir la più bella, la più fina che siraccolga sulle pecore indigene : poi vengo-no le qualità i a , 5 a e 4“ eh® successiva-mente decrescono fino alle lane più co-muni. Nelle lane fine si fanno distinzioniancora più numerose. I manifattori clas-sificano inoltre i velli secondo gli usi, del-la lana che si fanno nelle arti. Dietro que-sto sistema possono comprendersi in unaprima divisione tutti quei velli la cui lanaè fina, corta (da 2 a 4 pollici) ed ondula-ta, che si dice lana da cardare , e che, perla facilità con cui feltrasi, è eminentemen-te propria alla fabbricazione dei panni-lani ; tali sono quelle della maggior partedei merini o dei loro meticci e di varierazze di pecore indigene. Nella secondadivisione dispongonsi le lane da pettinare,quelle cioè liscio, lunghe e lucide, le qualidestinansi alla fabbricazione dei tessutirasi come stamigne, baracani, eambellotti,flanelle, passamani e simili. Queste lanesono generalmente a fiocchi lunghi da 5a 22 pollici, di aspetto setaceo, lucidi,senza ondulazioni e possono acquistare econservare, mediante la pettinatura e l’azio-ne del calore, un paralellismo perfetto fra ipeli, difficilmente prestandosi al feltramen-to. In queste lane importa meno la finezzadel pelo che la lunghezza. Può ancheformarsi una terza divisione per le laneche uniscono alla lunghezza un certo gra-do di finezza, e che sono destinate allafabbricazione di que’ tessuti morbidi e so-lidi cui si dà il nome di merinos. In que-sta dirisione saranno pure a distinguersi
a 3