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caticcia ; 1’ etere ne scioglie pochissima ;la potassa al contrario la scioglie comple-tamente. L’ olio volatile delle bacche dilauro è scolorito, d’ un sapore acre edamaro, d’ un odore di lauro. Alla tempe-ratura di I2.° è burroso, a 3 o° si fondecompiutamente ; sotto i 12°, è solido, ed’un bianco sporco. La decozione dellebacche di lauro è, come quella del car-damomo e dell’ ainomo, densa e mucilag-ginosa, poiché contiene disciolto dell’ami-do, ed in miscuglio della mucilaggine.
Il lauro falso belzuino (Laurus Ben-zoini Linn.) è un arboscello ramosissimoche s’innalza da otto a dieci piedi dalsuolo, che perde le foglie all’ avvicinarsidel verno, ed ha i ramoscelli coperti diuna corteccia glabra, bruna o verdastra, ele cui frutta sono piccole bacche rosse inprincipio, quindi brune e nerastre, nudeall a base.
Questo albero è originario della Virgi-nia, e coltivasi in alcuni giardini di Europa .Le bacche, del pari che la scorza, hannoun odore che si avvicina a quello del bel-zuino, ragione per cui fu creduto che que-sto balsamo potesse scolare da quest’albe-ro ; ma il vegetale che lo produce appar-tiene ad una famiglia diversa da quella degliallori, ed è la terminslia benzoini di Lin-neo . Il falso belzuino cresce allo scopertonei climi dell’Italia, della Francia ed altri, esi moltiplica per via di polloni e di mar-gotti. Marshall dice che in Francia , neltempo della guerra di Inghilterra, facevasiuso delle sue bacche in luogo del pepegarofanato. Il popolo lo adopera controle coliche ventose : e si vuole clie il sugospremuto dalla scorza di quest’ albero siaun antidoto contro il veleno dei serpentia sonaglio. Questo arboscello incontrasilungo i ruscelli dal Canada fino alla Flo-rida .
Il lauro canfora ( Laurus camphora.Linn.) è un albero di aspetto elegante
Lauro
che ri avvicina a quello di un grosso ti-glio, ed è ornato di grazioso fogliame.Ila la scorza nodosa nel tronco, e verdelucente nei giovani ramoscelli ; il legnobianco, poco compatto, variegato a onderossastre, e di odore aromatico. Questolegno, seccandosi, piglia un colore rossoleonato andante ; e col lasso del tempo lasua superficie diviene dolce e porosa, per-chè la canfora che vi si contiene, si vola-tilizza all’ aria, e lascia vuote le picco-le cellule nelle quali trovavasi. Il frutto èuna drupa rotonda, grossa quanto ungrosso pisello, monosperma, di un colorporpora nerastro, circondata alla sua basedal calice troncato. Tutte le parti di que-st’ albero spandono quando si sfregano,un odore di canfora.
Quest’ albero interessante cresce alGiappone e in molte contrade delle Indieorientali, e coltivasi in alcuni giardini bo-tanici d’ Europa . I suoi fiori sbocciano alcominciar dell’ estate. La temperatura delclima sotto cui 1’ alloro canfora crescenaturalmente, si avvicina molto a quelladi Provenza , lo che potrebbe indurre afar credere che questo vegetabile potesseriuscire allo scoperto nei paesi meridionalidella Europa , non richiedendo molto ca-lore.
L’ alloro canfora, dice Desfontaines, èconosciuto in Europa da un gran numerod’anni. Nel 1674 Guglielmo Illiine, me-dico dell’ imperatore del Giappone , nèinviò un ramoscello secco privo di fiori edi frutta, a Giacomo Breinio che lo feceincidere nelle sue centurie. Nel 1680,Giovanni Commelino ne ricevè dal Capodi buona Speranza una giovine piantafresca, che si coltivò nel giardino botanicodi Amsterdam . Questa fu la prima che sivedesse in Europa , dove questo vegetabilenon è peranche assai sparso, poiché nonvi fruttifica, nè vi è moltiplicato se nonper via di barbatelle,le quali con grandissi-