tjaS Lavandaia
Pegli Oggetti più minati di velo, dopoaverli lavati come si è detto, è duopo ap-plicarli sopra un tavolo foderato di pannostendendoveli in ogni senso e fissandoli conpiccole spille. Se trattasi di cuffie in tre pez-zi o d’altre che abbiano la forma del capo,converrà acconciare con una benda da te-sta di flanella foderata una di quelle testedi gesso onde servonsi le crestaie, ed ac-conciarvi sopra la cuffia di velo, config-gendovi le spille all’intorno per distender-la e fissarcela.
Per estendere i merletti occorre un al-tro utensile che è una intelaiatura grandeo piuttosto un grande staccio da farina. Sileva via la tela del fondo, e si riempie laintelaiatura al di sopra di bambagia, oppu-re di sottile fieno, in modo da formareun ben rigonfio torsello, coprendo quindiil tutto di panno verde.
Stendesi il merletto sul mezzo del cusci-no, e nello stenderlo si attacca con precau-zione mediante spille da merletti che con-fìggonsi in ogni corona o merlatura in mo-do particolare ; quelle per le smerlature opegli orli debbono essere collocate nella lo-ro lunghezza, come quando trapuntasi perfare un punto avanti : quelli per la coronao pel merlo vogliono per lo contrario es-sere confitti perpendicolarmente, usandosiuna spilla per cadauna maglia del merlo. Atal fine, deesi rilevare con esattezza ognifilo di ciascuna maglia che nell’operazionedel lavare fosse rimasta chiusa e rinserrata.Vi si passa per entro la spilla, se la fa gi-rare e si trapunta, come se si facesse vera-mente il merlo. Dopo questa operazionesi fa passare sul merletto la spugna fina eben netta, leggermente inzuppata di acquagommata. Quando trovansi merli cuciti suveli, su fazzolettini da spalle, o sopra cuf-fie di velo, si dovrà operare nello stessomodo avvertendo solo di usare attenzionedi tenere ben diritti ed uniti gli orli.
Per dare apparenza di nuovo ad
Lavandaia
merletto varie volte lavato, taluni hanno1’ abitudine di sciacquarlo 1’ ultima voltaentro una infusione di te verde.
Se da una parte però la lavatura dei'pannilini è oggetto di molta importanza,lafacilità e prontezza dell’ asciugamento nonlo è meno, in quanto che non sempre siha 1’ aiuto del sole che tanto giova a talfine, ed inoltre talvolta può occorrere unasollecitudine che nè quello nè 1’ aria pos-sono dare, ed in tal caso ricorresi alla spre-mitura col mezzo di cilindri disposti allastessa maniera che quelli di un laminatoio,od a quel meccanismo che col nome diIdro-estrattore venne dagli inventorichiamato, e descritto in questo Supplimen-to. Diminuita con uno di questi mezzi laquantità di acqua che deesi scacciare laevaporazione di questa riesce più facile epiù sollecita a farsi col sole, con 1’ aria,con seccatoi o mediante il contatto di ta-bi di vapore riempiti. Senza ripetere quan-to sul resto dicemmo, faremo qui sem-plicemente alcune riflessioni intorno all’i-dro-estrattore piubblicatesi nel luglio 1841 ,cioè dopo la stampa del nostro articoloIdro-estrattore, nel giornale francese faRevue Scientifique di Quesneville.
Primieramente 1’ uso di adoperare laforza centrifuga o la rotazione per asciuga-re alcuni oggetti era noto da tempo imme-morabile, ed anche quelli tutti che nonconoscono 1’ effetto della forza tangenzialeo della sua componente, cioè la forza cen-trifuga, dovevano facilmente farsene unaidea al vedere la pratica tanto antica e vol-gare del paniere in cui scuotesi l’insalata.Ma oltre a queste idee generali eransi an-che fatte applicazioni di questi principiialle officine, e 1’ autore dell’ articolo checompendiamo dalla Revue scientifique di-ce poterne egli ricordare taluna fattasi sulfinire del secolo scorso. Una applicazio-ne poi eseguitasene venti anni fa egli rac-conta nella quale mettevansi i tessuti sopra
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