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vi produrrebbero lacerazioni. Questi moti-vi militano a favore degli idro-estrattori.Non sono però da tacersi gli accidenti daessi prodotti. Più di una volta P averli ca-ricati senza simmetria fece che il cilindrosi slanciasse contro l’inviluppo, onde lo sicigne per precauzione. Altre volte un ec-cesso di carico fece rompere il cilindro, masenza rimuoverne P asse. Questi accidentidivengono però sempre più rari a misurache gli operai si familiarizzano con l’usodi questi apparati.
Termineremo questo articolo con alcu-ne avvertenze relative alla salubrità del-l’arte delle lavandaie, ed all’ uso di alcunifra i residui che essa produce e che sonoin molti luoghi considerati come un in-gombro semplicemente.
In tutti quegli stabilimenti ove lavansii tessuti mediante il sapone, le acque chehanno servito alle varie operazioni devonotrovare libero scolo in un corso di acqua,poiché la loro dimora sul suolo cagionagrati accidenti per la decomposizione cuivanno soggette. Nelle officine dove s’im-bianchiscono le tele avvi sempre questoscolo, imperocché la quantità di acqua ne-cessaria pel lavoro e la natura delle ope-razioni non permettono l’uso di acquepiù o meno stagnanti ; ma nei molli sta-bilimenti destinati alla lavatura delle bian-cherie, la poca quantità di acqua che or?corre permette bene spesso di adoperaresoltanto quella di un pozzo. Allora accadetroppo sovente che le acque saponaceenon hanno altra via di scolo che un ca-naletto scavato in terra e che talvolta ter-mina con una fossa o smaltitoio più o me-no profondo. Il sapone sciolto nell’acquadistillata non prova che una decomposi-zione assai lenta ed i gas che si svolgonomandano poco odore ; ma la cosa è bendiversa per una soluzione fatta con acquache contenga alcuni solfati, come sono tut-te quelle che scorrono sulla superficie del-
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la terra. Pel semplice contatto il saponedecompone questi solfati svolgendosi no-tabile quantità di acido idrosolforico chediffonde molta puzza nell’aria, e può ave-re un’azione più o meno forte sull’econo-mia animale secondo varie circostanze. Glismaltitoi sono del tutto inefficaci ad assor-bire queste acque, poiché le quantità dimaterie grasse che contengono ne ren-dono le pareti ben tosto impermeabili e siè costretti farne di nuove che divengo-no ben presto inservibili alla loro volta.Per lo più giova meglio fare nel suolo ca-naletti che stendanSi a grande distanza dal-1’ abitato e ricevano le acque. Appena so-no pieni si coprono di terra che assorbepoco a poco 1’ acqua, facendosene altri dinuovi ; ma se il terreno su cui si riunisco-no queste acque non è molto esteso e se visi trovano varie abitazioni accumulate, laesistenza delle lavanderie diviene insop-portabile. Nei contorni di Parigi questo in-conveniente giunse in vani luoghi a tal gra-do che si dovettero sopprimere le lavande-rie, quando non fu possibile dare alle acqueuno scolo diretto, e che da varii anni laposizione di molte altre è divenuta intolle-rabile. Perciò non si potrebbe insistereabbastanza per l’interesse di questa indu-stria sulla necessità che vi ha per le lavan-daie di trovar modo di liberarsi dalle loroacque.
Quando si opera in grande le acque sa-ponacee usate per la lavatura dei pannili-ni o per quella delle lane, e che sono ingrande quantità, possono divenire una fon-te di notabili vantaggi, invece che di inco-modo e di grandissima difficoltà, estraendo-ne con mezzi convenienti gli acidi grassiche contengono. Questo mezzo, praticato-si a Reims, dietro il consiglio di Darcet,a Parigi e poscia anche in Inghilterra,riu-scì mollo utile ogni qualvolta il prezzodelle materie grasse sul luogo permise ditrarre partilo da quelle che si ricavano