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Tomo XXX. [Supplimento.]
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4;4 Lavoro

gior parte dei consumatori in istato di sod-disfare ai loro bisogni ; è necessario adun-que che la grande industria coincida conla piccola per provvedere ai bisogni dellasocietà, e che 1’ una e 1’ altra si soccorra-no vicendevolmonte e si estendano fra giu-ste reciproche relazioni.

Se queste relazioni necessarie fra i lavoridella grande e della piccola industria nonfossero convenientemente conservati, lagrande industria per mezzo delle sue mac-chine produrrebbe cose che i piccoli in-dustriosi e gli operai, ai quali sono desti-nate, non potrebbero acquistare per di-letto di redditi e di salarii sufficienti.

Le grandi fabbriche resterebbero cosìingombre dei loro prodotti, ed i consuma-tori ne sarebbero privi per non poterli a-cquislare: questo ha soventi volte cagionatoterribili crisi commerciali in Inghilterra edin Francia , ove i grandi manifattori sirovinarono in forza del vii prezzo dei lo-ro prodotti, allorché le classi operaie nonpotevano acquistarli, per mancanza di sa-larii; questa fu la conseguenza della crea-zione e del perfezionamento di un nume-ro di macchine troppo grande e spropor-zionato con la quantità dei lavori dati dal-la piccola industria agli operai che questemacchine sostituiscono nella produzionedelle cose più usuali.

Vorrebbesi oggidì provare la utilità del-le macchine,come se questa dimostrazionenon fosse divenuta volgare. Negare 1’ uti-lità dello macchine sarebbe negare quelladegli utensili, del lavoro e ilei prodotti checi procurano; negare l’utilità dei perfezio-namento delle macchine sarebbe legarequella del progresso delle che arti tendonia soddisfare ai nostri bisogni ed ai nostripiaceri ; sarebbe negare la utilità dei pro-gressi dell’ incivilimento, delle arti e del-le pratiche economiche ; sarebbe voler ri-nunziare a tutti i miglioramenti sociali ;andare più oltre e rompere le macchine,sarebbe retrocedere verso la barbarie.

Lavoro

Le macchine rendono il lavoro più pro-duttivo, migliore e meno costoso ; adunquesono utili alla società ; ma sfortunatamen-te a lato di quelli che possono parteciparea’ vantaggi creati dal perfezionamento del-le pratiche meccaniche, ve ne sono moltis-simi altri, che quando una macchina siperfeziona e sostituisce le loro braccia,mancano di salarii neoessarii a comperare,anche a qualunque prezzo vile 1’ econo-mia permetta di vendere. Questi non ap-plaudono ad un perfezionamento se nonquando il lavoro che procurava loro mez-zi di esistenza, sia stato loro ridonatoin una maniera o nell’ altra; dappoiché,agli occhi di ogni uomo che sente il pro-prio valore, l’elemosina non sa tener luo-go del prezzo del lavoro.

Che importa al proletario che si muoredi fame, fuori d’impiego o che vive stenden-do una mano supplichevole ed umiliata,di sapere che le macchine creano una ric-chezza cui egli non partecipa, e che ren-dono migliori e più abbondanti oggettiche non può procurarsi;che in Inghilterravi sieno oggi più filatrici alla macchina,che non altra volta al filatoio, e che l’Eu-ropa abbia più stampatori che in altri tem-pi copisti?

Nell’ Inghilterra stessa, ove 1’ oro dellaIrlanda e di venti altri paesi affluisce persoddisfare alle spese di lusso ed ai capric-ci della opulenza, alcuni documenti irre-fragabili attestano i progressi incessanti deldisagio degli operai, pei quali la tassa deipoveri ed i soccorsi della carità pubblica,benché sempre più abbondanti, sono ognidì meno efficaci.

Questo disordine però nasce da varieca 5 : oni, imperocché crescendo anche ilnumero realmente degli operai, entrano inquesto noveio di quelli che non lo eranoda prima a danno spesso degli altri, sicchéquantunque l’industria in fatto alimenticon maggior numero di persone, pure siaccresce ancora di già il numero di quelle