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Tomo XXX. [Supplimento.]
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Lavoro

k che atl essa si dedicano, e non è sor-prendente che alcuni individui si trovinoSprovveduti di lavoro e ridotti in miseria.Una cagione altresì per cui spesso nuo-ve genti sono preferite a quelle che eranoanticamente dell’ arte, si è che questehanno assai maggiori pretese, memoriedei guadagni che loro procurava una abilitàresasi per l’ìntroduzion delle macchinepressoché inutile.

Vivere lavorando o morire combatten-do, era una terribile divisa ; ma pure, quan-do gli operai di Lione la scrissero sul ne-ro loro mantello, non era che troppogiustificata dalla loro estrema miseria. Ifabbricatovi di Lione, accostumati a vende-re al di fuori, vedevano l’interesse dei lo-ro capitali annullato dalla concorrenza e-stera, dacché le macchine erano stale adot-tate al di là delle frontiere, come in Fran-cia ; fu necessario affinchè potessero soste-nere la concorrenza e continuare la lorovendita, ridurre i salarii alle tasse stesseche godono gli operai svizzeri e prussiani,e siccome questi potevano vivere ad un mi-nor prezzo con derrate più abbondanti emeno care, raccolte da un terreno più fer-tile, meno popolato e meno gravato d’im-poste, così gli operai francesi furono ri-dotti alla indigenza. La abitudine di lavo-rare per P estero ha cagionato questo ma-le, che sarà irrimediabile, finché i capitalie le braccia impiegale nelle fabbriche diLione non troveranno una nuova appli-cazione, od almeno che il consumo inter-na venga a riparare la deficienza delle ven-dite cagionata dalla concorrenza delle fab-briche straniere.

Si cercò, in tale congiuntura, di far ab-bassare il prezzo delle derrate del suolomediante la concorrenza estera : ma questofu aggiugnere ad un male che si voleva scac-ciare, un male maggiore, perchè così siestese la miseria nel seno delle campagne.I fabbricatori delle città, vendendo princi-

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pàlmente nell’interno del paese, dovevanoandare sempre peggio in forza della mise-ria degli agricoltori, resi incapaci di com-perare le merci fabbricate dai primi; quindifu duopo cercare di sostenere la vendita del-le produzioni agrarie a fine di accrescerecon l’agiatezza dei coltivatori, il consumonell’ interno del paese.

Questo consumo ancora è accresciuto dallusso: ne abbiamo già dimostrata la neces-sità, e la conseguenza pel progresso dellearti e per la accumulazione della ricchezza.

Il lusso ha per risultamento la divisione dellaricchezza acquistata dietro i progressi delloincivilimento e della scienza; progressi,che,accumulando la ricchezza nelle alte società,rende indispensabile la sua ripartizione frale basse, acciocché elleno pure partecipinoai benefizii che i perfezionamenti dell’ in-dustria sono destinali a divulgare.

Cosi quando i capitalisti , aiutati dalleloro macchine, produssero ed accumula-rono la ricchezza, è necessario, perchè simantenga 1 ’ equilibrio che questa sia divi-sa fra le classi industriose, procurando lo-ro maggiori salarii a premio di un lavoropiù ricercato : è quindi necessario intro-durre un nuovo lavoro, tutte le volte spe-cialmente che i perfezionamenti introdottinelle fabbriche hanno di già avuto per ef-fetto di sostituire un lavoro fittizio al la-voro reale delle braccia.

Convinto appunto di questa verità, ilbarone Carlo Dupin, il 26 agosto i85o,dalla tribuna della Camera dei deputati ,si esprimeva così :

« Fino ad oggi furono accordati premi,medaglie, onori, ricompense, agli uominiindustriosi che scuoprirono alcuni mezzidi economizzare, e perciò di ristrignere i-stantaneamente la mano d’ opera dell’ ar-tigiano; vorrei che oggi l’autorità decretas-se nuove ricompense agli amici dell’ uma-nità, il genio dei quali trovasse alcunimezzi di creare lavoro manuale per una