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lori. Si regolarono la lunghezza e la lar-ghezza dei tessuti, e quella principalmentedelle tele fabbricate in Bretagna, in Nor-mandia e nel Beaujolais ; dovendo i telaiavere una larghezza ed una lunghezza sta-bilite. Per le lane, a modo d’ esempio,prescrivevansi il numero di Gli, onde ave-vasi a fare 1’ ordito, la larghezza del pet-tine, la qualità della lana per la trama eper 1 ’ ordito. Era pure lo stesso della setaper le calze ; indicavasi il numero di fibreonde ogni filo doveva comporsi, la naturadella seta, ed il peso del paio di calze ;per le tele indicavasi la qualità del linoe della canapa da usarsi, non che il nume-ro dei fili per le varie specie, oltre allalarghezza e lunghezza delle tele ; per latintura si indicavano in fio articoli le dioghe che servir dovevano a formare i variicolori.
L’ esecuzione di queste leggi che met-tevano sì violenta opposizione alla libertàdell’ industria venne affidata ad ispettoridelle manifatture, i quali dovevano inoltreverificare i marchii che apponevansi sullemerci nel luogo ove si fabbricavano, visi-tare i pesi, le misure e reprimere tutte lefrodi che potessero introdursi nelle fab-briche. Ogni qualvolta erosi fatto qualchecangiameuto ai metodi prescritti, questiispettori mettevano in pezzi i telai bru-ciavano i tessuti ed imponevano multe.
Si nominarono pure ispettori delle ma-nifatture estere per sorvegliare la esecuzio-ne di queste leggi in quanto si riferiva al-la introduzione dei prodotti stranieri. Die-tro queste leggi i pannilani ed i tessuti diseta pura con oro od argento provenientidall’estero, non potevano entrare in Fran-cia che per la via di Lione ; le cotonerie,i frustagni, le tele e simili non dovevanoentrare che per quella stessa città o perRoano; le calze di seta e di lana venutedall’ estero per mare non dovevano esserericevute che nei porti di Roano, di Nan-
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tes, della Roccella e di Bordeaux, per esser-vi bollati e pagare i dazii stabiliti dalle ta-riffe. I pannilani ed i tessuti di seta e difilo venivano ammessi soltanto per Calais e Sainte-Valery, ove erano bollati ed as-soggettati a dazii particolari. Malgrado tuttiquesti inceppamenti e le angherie di ognisorta, che procuravano all’industria agentiignoranti od infedeli sotto 1’ egida delleleggi onde abbiamo parlato, tuttavia alprincipio del secolo scorso le arti trova-vansi in notabile stato di prosperità, con-tandovisi più di 5 o,ooo telai impiegati nel-la fabbricazione di panni della migliorqualità.
In allora 1 * industria venne esposta anuove prove, la stessa sua prosperità su-scitandole nuovi inceppamenti. Le cor-porazioni di ogni sorta instituite in tutte lecittà della Francia dall’ editto di Enri-co III , nel dicembre i 58 i, moltiplicaron-si all’ infinito. Le patenti di maestro nel-1’ arte venivano spedite agli operai ascrit-ti alle compagnie, i quali avevano eseguitouna o più operazioni prescritte in presen-za dei capi maestri giurati. Allora soltantopotevano lavorare per proprio conto, manella città dove avevano fatto il loro tiro-cinio. Un operaio che aveva ottenuto lepatenti di maestro, faceva parte di unacorporazione, ed il numero di queste mol-tiplicossi, tanto più che la penuria delle fi-nanze obbligò Luigi XIY verso la fine delsuo regno a cercare un sovveuimento neidiritti che pagavano al tesoro pubblico.Non vi ebbe un solo genere di industriapel quale non si creassero cariche, riem-piendosi la Francia di capi maestri, di giu-rati, di sindaci, di saggiatori, di misuratori,di controllori, di bollatori, di guardie esimili, a tal segno che dal 1691 fino al1709 istituironsi più che 40,000 cariche,le quali tutte si vendettero a profitto delfisco.
' Quand’ anche vogliasi che simili islitu-