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i: Distinguevano questi, dice egli, i li-brarii o copisti di libri, dai bibliopolamercanti di libri, quantunque siensi spessoconfuse le due espressioni ; i primi dicen-dosi ancora antiquarii perchè copiavanole opere antiche ed erano schiavi la mag-gior parte, come, i medici , biblìothecarii , esimili. Quelli per altro che servivano be-ne ai loro padroni e sapevano guadagnar-sene l’amore erano certi di essere liberati,non cessando per questo di essere attacca-ti ai loro padroni, dai quali venivano trat-tati con particolare distinzione. Si sa, peresempio, l’amicizia che portava Ciceroneallo schiavo liberato che aveva eletto perprecettore del proprio figlio. I cittadiniricchi e possenti che davansi allo studiodelle lettere tenevano molti di questi schia-vi liberati, adoperandoli principalmente pertrascrivere le opere greche. Paulus dice,che ve ne era fra quelli molti d’ignoranticome i copisti de’ nostri giorni, i quali nonsapevano chepingere i caratteri senza nullacomprendere del contenuto dell’opera. Dilà ne vengono i frequenti lamenti dei dot-ti sulla inesattezza delle copie, ed uno deipiù grandi servigi resi allo spirito umano sifu quello non solo di poter moltiplicare leopere a volontà, ma altresì di riprodurlecon invariabile correzione e fedeltà. Vi e-rano anche donne che facevano il mestie-re di copiste libraria , ed Origene , che eraun grande bibliomano, oltre ai copisti im-piegava nella sua casa un certo numero diragazze, puellas , che adempievano il loro :ollizio con molta esattezza e buon gusto. 1Sotto gli imperatori soltanto però l’arte ilibraria divenne un commercio speciale ’ed importante, e quelli che lo esercitavano io bibliopola >, formavano un corpo di ne- <gozianti che ebbe particolari regolamenti 'e privilegi assai chiaramente specificati nel- ]la legislazione romana. Il celebre critico (Quintiliano , in un passo delle sue opere, iesorta Trifone, che era il libraio più in vo- (Sappi Dii. Tecn. T. XFlll.
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- ga di Roma , a non dare al pubblico che; opere buone e corrette. Questo Trifone,i più abile de’ suoi confratelli, sceglieva i
- suoi copisti fra le persone piti istrutte ei capaci; era l’Enrico Stefano de’ suoi tem-
■ pi ; pensava altamente dell’arte sua, e per: un eccesso di vanità, donde non sempre
■ sanno guarentirsi neppure gli uomini più
■ sensati, facevasi chiamare il dottore copi-sta, doctorem librarium.
I bibliopola» o librai romani facevanoanche cataloghi delle loro opere, e li chia-mavano syllabus dalla parola greca sellam-bana , perchè riunivano le materie conte-nute nell’ opera. Non facevansi per ordinealfabetico come a’ nostri giorni si pratica ;il sommario era in testa del libro. Deesipure avvertire di non ingannarsi sulla pa-rola index che ha spesso lo stesso signifi-, calo che catalogici. Molti librai facevanorivedere e correggere le opere dagli autorimedesimi, affinchè fossero più corrette edAulo Gellasio cita un libraio che sfidalachiunque a trovare il menomo errore nel-le opere che poneva in vendita, sicché,come si vede, la bella impresa sine mendanon è nuova. Tuttavolta, soggiugne lostesso autore, trovavansi librai che quan-tunque pretendessero non avere che libriaccuratamente corretti, ingannavano il pub-blico ignorante, eh è il ciarlatanismo eraanche allora di moda.
Non è difficile provare che a Roma vierano parecchie contrade specialmente con-sacrate a questo genere di commercio.Gellasio dice in due luoghi che nei Sigil-lai ia eravi un bazar di libri ove si pote-vano comperare a buon prezzo le operedi Virgilio e di Orazio , ed è a sapersi chequesti sigillaria erano una contrada ovevendevansi piccole imagini degli dei, scol-pite in bronzo, in marmo od in terracotta. Un altro mercato di libri trova vasiin argileto ad forum Cwsaris, vale adire sopra una grande piazza fatta costruire
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