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Tomo XXXII. [Supplimento.]
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Limose

rara uu piccolo eccesso di acido solforico,poiché questo favorisce la cristallizzazio-ne, mentre invece il citrato di calce chepotesse rimanere la difficulta. Dopo de-cantato il liquido resta del solfato di cal-ce, il quale lavasi ripetutamente con acquafredda per togliergli 1’ acido citrico checontenesse.

Il l’arkes così descrive il modo comefece le operazioni qui sopra indicate, trat-tando grandi quantità di succo di limoni.Queste pratiche osservazioni ci sembranosempre importantissime a conoscersi perquelli che si occupano dello stesso ar-gomento.

Tre botti di succo di limoni, le quali intutte contenevano 2 7ogalloui,o circa 2,160libbre, furono vuotate in un gran tino ;per saLurare si adoperarono 118 libbredella creta, o calce migliore. Allorché ilcitrato di calce fu precipitato, si ritirò illiquore soprannotanle, e si mise in serboper altro oggetto. Si lavò diligentementeil precipitato con l’acqua calda del refrige-rante del limbicco ; si lasciò deporre, e sene ritrasse l’acqua il giorno seguente. Ilprecipitato fu in seguito diligentementelavato più volte nell’ acqua fredda ; intutto si eseguirono sette lavature, dellequali la prima soltanto ad acqua calda ;1’ acqua che si ritrasse dalla terza, era no-tabilmente colorita. Dopo l’ultima lavatura si lasciò il tutto in riposo per dare alcitrato di calce il tempo di precipitare in-teramente, a fine di poter togliere la mag-giore quantità possibile di acqua sopranno-tante. Si versò poi in altro tino il contenulo di cinque botti di succo di limoni, cheformavano in tutto ^ 5 o galloni, e s’im-piegarono 149 libbre di calce per saturarlecompiutamente. Questo nuovo precipitatovenne trattato e lavato con le stesse pre-cauzioni ed attenzioni del primo, a fine disepararne tutto il malato e l’acetato di cal-ce, la materia estrattiva e la mucilagine. SiStirpi. Dii. Tccn. T. Ili.

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riunirono in seguito i due precipitati inuna cisterna di piombo ; vi si versaronosopra 5 oo libbre di acqua tiepida, e simescolò il tutto perfettamente.

Da un altro lato si diluirono2 4 olibbrediacido solforico del peso specifico di 1,8 4 5con i 56 libbre di acqua tiepida, e que-st’ acido così diluito, mentre ancora eracaldo per l’azione reciproca dei due fluidi1’ uno sull’ altro, fu tosto versato a gra-di, e in diverse porzioni nella cisterna dipiombo sopra il summentovato miscugliodi citrato di calce e d’ acqua ; al tempostesso due operai agitavano il tutto senzaposa con grandi e forti spatole di legno,per impedire che alcuna benché menomaparte del citrato sfugisse all’ azione del-1 ’ acido solforico. Malgrado tutto questoParkes si avvide, che a ciascuna aggiuntadi acido si formavano grandi agglomera-zioni di precipitato, il che derivava, comeosservò da poi, dall’ uso che faceva del-l’ acido troppo concentrato ; eravi inoltreun altro inconveniente, cioè che l’acidosolforico troppo concentrato convertiva1’ acido citrico in acido acetico : si correquindi il rischio di ottenere un prodot-to minore, allorché 1’ acido solforico chesi adopera non è bastantemente diluito.Parkes, in seguito alle operazioni da luifatte, crede che le migliori proporzionisieno una parte di acido solforico del com-mercio e sei di acqua.

Ecco le quantità riunite delle sostanzeda lui adoperate per le due concentra-zioni :

Succo di limoni 270 galloni o

libbre.5,760,

Carbonato di calce . . . . 267.

Acido solforico.240.

Acqua mescolata con acido sol-forico, oltre quella contenutanel citrato di calce . . . 756.

L’-acido citrico che rimane sciolto nel

liquido trattato con 1’ acido solforico, e20