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dini dell’ Europa nelle stufe, dalla quale,frequentissima in molte regioni dell’Ameri-ca , trarre si potrebbe una quantità di succo,quale se ne trae in America, in Sicilia edaltrove dai cedri e dai limoni.
Questa dimenticanza è perdonabile alParkes, perchè alfine si tratterebbe di unapianta esotica dei climi caldi, con qualchestento da noi coltivata ; ma non ha ac-cennato neppure una produzione assaicomune de’ paesi nostri, che in grandissi-ma copia contiene l’acido citrico, cosicchéKlaproth ed altri chimici se ne ripromet-tevano un grandissimo vantaggio, ed èl’uva acerba, detta in qualche paese d’Ita-lia volgarmente agreste od agresto. Que-sta offre quantità considerabile di acidocitrico ; ma è cosa degna di partico-lare osservazione, e che può riusciredi grande importanza tanto nell’economiadomestica quanto nelle arti, che 1’ acidocitrico contenuto nell’ uva acerba, scom-pare e si perde totalmente di mano inmano che quella si accosta alla sua matu-rità, cosicché nell’ uva matura più non sene trova, non riconoscendovisi, secondo1’ esame fattone da Proust, se non ma-teria zuccherina e mucilaggine.
Questo fatto singolare conduce il Bossiad altra osservazione,che non diffìcile sareb-be confermare con la esperienza, essen-dosene già in qualche parte riconosciutala realtà ; ed è che l’acido citrico potreb-be ottenersi da molte frutta non mature, daquelle specialmente che in istato di perfettamaturità somministrano del vino. Gli stessicrategi dei quali si è parlato, come, peresempio, le frutta del nespolo, non sommi-nistrano acido citrico se non acerbi, e piùnon ne danno ridotti alla perfetta maturi-tà. Forse molte altre frutta sono nel casomedesimo ; e questa congettura, conferma-ta da una serie di esperienze, condurreb-be a nulla meno che ad ottenere una pro-duzione preziosa per la economia e per le
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arti da molte di quelle fruita che immaturecadono per effetto dei venti o delle pro-celle, non mai da quelle però che sono puntidagli insetti, giacché in queste si altera lasostanza e si neutralizza 1’ acido. Non siavrebbe che a spremere il succo di quellefrutta, a saturarlo col carbonato di calce,ed a trattare quindi il citrato di calce con1’ acido solforico, e si otterrebbe 1’ acidocitrico con molto minore dispendio cheadoperando il succo dei limoni e dei cedri.
Simone Pauli ha pubblicato un me-todo per ottenere un sale concreto delsucco dell’ uva spina, e Weigleb ha indi-cato il mezzo di fare con lo stesso succoun punch di un bel color rosso.
Il Bossi altresì avverte che si trovaalcuna volta nel commercio grande quan-tità di tamarindi guasti, i quali si posso-no comperare a buonissimo mercato pelfarne uso nella stampa delle tele, ed ilcui acido citrico può combinarsi con lacalce col metodo medesimo adoperato persucco de’limoni. Yauquelin che ha fattol’analisi dei tamarindi, annunziò, che uaalibbra di polpa contiene un’ oncia e mez-zo di acido citrico cristallizzato. In que-sto Supplimento vedemmo come Tilloytraesse dal ribes l’acido citrico.
L’ analisi di quest’ acido venne indicatanel Dizionario (T. I, pag. log); qui peròinteressa notare le circostanze seguentirelative all’ acqua che contiene, una par-te della quale perde per diseccazionenon potendogli il resto essergli tolto senzacombinarlo alle basi. Questa proporzioned’acqua presenta singolari anomalie. Eccodi fatto la composizione dell’ acido citricoin stati i diversi :
8 at. carbonio 3o6, 08 oppure 4>? 864 at. idrogeno 35, oo 3, 4 a
4 at. ossigeno 4 00 ? ot> 54, 7 2
ac. secco 731,08 ioo, oo
Quando si fa una soluzione saturata