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Tomo XXXII. [Supplimento.]
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Lino

rio , cioè nella così della terra oriola, ve-geta pure discretamente, ma gli steli riman-gono più corti, ed i semi alquanto piùpiccoli, eccetto il caso, in cui la campagnafosse già stata seminata a riso, poiché al-lora il prodotto riesce quasi eguale a quel-lo cresciuto in terreno forte. Quanto piùil suolo inclina ad una natura leggera,sciolta, sabbiosa, tanto meno è favorevole"alla vegetazione di questa varietà di lino.

Può seminarsi in campi irrigui, ed an-che asciutti, tanto al piano che sui colli.Nei campi irrigui però il suo prodotto èmolto più sicuro che negli asciutti ; giac-che evvi nel primo caso 1’ opportunità difavorirne la nascita uniforme in autunno,e la vegelaziene in primavera mediante1’ innaffiamento, quando le due stagionicorrano molto asciutte, mentre all’ oppo-sto, o il seme non germoglia bene e tutto,o le pianticelle intristiscono quando cor-rendo simili circostanze,il lino trovasi spar-so in campi non suscettivi di artifiziuleinalfiamento. Se le stagioni corrono pro-pizie, se il seme fu dato ad un campo dinatura forte, compatto c lavorato a dove-re, si ottengono per sino 6 a 8 per uno disemente, e «la i i/à a tre pesi di tiglio perogni pertica. Si è creduto osservare altresìchela varietà detta di Fiandra resista meglioalla siccità e possa per conseguenza dareipiù sicura raccolta nelle terre molto leggereed aride. Questo vantaggio è molto gran- 1de per le coltivazioni meridionali ed an-eli e per quelle nei paesi dall’ Ovest, dovela scarsezza delle piogge di primavera èbene spesso il maggior ostacolo alla riusci-ta del lino. E peccato che a questa buonaqualità del lino di Fiandra sieno da con-trapporsi altri inconvenienti che esamine-remo più innanzi.

Il lino marzuolo è assai più delicatoe ben lungi dal dare dappertutto buoniprodotti, e può dirsi assolutamente nonessere utile la coltivazione di esso se non

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che nei terreni sciolti e dolci, mediocre-,mente pingui, poiché nei campi morbidie troppo grassi non sciolti la sua fibradiventa grossolana. Convengono special-mente alla coltivazione del lino le terre dialluvione di consistenza media, ove piut-tosto abbondi l’argilla che le sabbie, tutta-via sostanziose e fresche, le vecchie prate-rie dissodate,finalmente tutte le terre sciol-te, facilmente divisibili, sminuzzate pro-fondamente ed abbondantemente concima-te pei precedenti raccolti. A circostanzeuguali le terre un poco forti, pingui edumide danno, almeno negli anni di siccità,prodotti in apparenza più belli, lo steloacquistandovi molta lunghezza; ma la fibrane risulta grossolana. AH’ opposto nelleterre leggere quando manchino le pioggedi primavera e non vi si possa supplirecon irrigazioni, producesi lino più cortoa Uil segno qualche volta «la non potersenetrane verun partito. Tuttavia in generale,massime ne’ paesi non tanto meridionali,queste ultime danno prodotti che se nonsono i più certi sono almeno di migliorqualità.

Coltivasi molto il lino marzuolo nel-1’ agro lodigiano e cremasco, perchè ilterreno colà ha generalmente la natura diquello che dicesi ladino, terra oriola e si-mili. Se ne coltiva anche nelle provinciedi Cremona, di Brescia, di Venezia , diPadova ed in altre del Governo veneto ,ove il terreno abbonda di calcare con un[io’ di terriccio ed una leggiera porzione di[argilla. Anche nei territorii di Milano e diPavia se ne pone giù una mediocre quan-tità, poco scostandosi ivi la natura delterreno da quella dell’ agro lodigiano ; masiccome abbondano anche i campi me-diocremente compatti, ossia di terre dafrumento, cosi vi si tiene conto pure assaidel lino ravagnasco, che, ove non soffradanno nel verno, e favorevoli gli sieno lealtre stagioni, dà un prodotto ben mag-