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Tomo XXXII. [Supplimento.]
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Lino

sarebbero disposti a ritenere un eccesso diacqua, separansi le aiuole con piccoli fossidi scolo, ad una larghezza e profonditàcalcolate secondo che le circostanze localiil richieggono. Nella Nort-Olanda si fannoqueste aiuole larghe da io a 20 inetri edi fossi profondi poco più che un metroe larghi mezzo. Una disposizione analogausasi non lungi da Anversa ; ma in ge-nerale anziché dare al suolo mezzi discolo cercasi all’ opposto di fargli con-servare la umidità necessaria, al quale og-getto se lo ara piano uniformemente, op-pure in aiuole larghe, i lati delle qualivengono appena indicali da leggeri solchidi scolo.

Intorno alla preparazione del suolo pellino invernengo, e per quello marzuolo,Moretti dà le avvertenze seguenti. Ponesiil primo ordinariamente nei fondi ove sisono raccolti 1’ avena, il frumento, il riso,il formentone, le fave, ed altre piante sar-chiate ; ma v’ ha di quelli, che lo semina-no anche su Cotica. Perù le operazioni edi lavori che si richiedono per la sua beneintesa coltura variano secondo il prodot-to cui vuole farsi succedere ; secondo cheè seminato solo, o col trifoglio per istabi-ìire un prato, ed in un campo irriguo odin uno asciutto. Tuttavia è massima gene-rale di porre il lino ravagno in terrenosostanzioso, diligentemente preparato, net-to di erbe cattive, Sminuzzato a doverecoll’ erpice, e talvolta anche col cilindro.I Fiamminghi, persuasi della grande in-fluenza che 1’ esattezza del lavoro esercitasulla buona riuscita del lino, oltre 1’ usodegli strumenti suddetti, lo perfezionanosminuzzando le restanti zolle col mazza-picchio, e facendo scorrere più volte sullosmosso terreno un erpice a denti corti efitti. Cosi la terra è resa minutissima, esolcata, per così dire, mediante 1’ erpicea piccole linee parallele poco profonde,ni cui cadono ordinati i semi, che poscia

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si coprono facendovi passare sopra unao due volte un leggero cilindro tirato dauno o due uomini.

Si supponga il caso che debbasi semi-nare il lino in un campo, donde siasiottenuta l’avena fatta succedere al riso,letamato, ma non disposto a prateria. Ta-gliate le stoppie, si fa una coltura ago-stana anche di tre soli lavori, perchè ilterreno messo a riso, trovasi già quasilibero da erbe cattive, e massime dallagramigna. Terminati i lavori di coltura sisparge la semente del lino, si erpica nelladirezione longitudinale, indi, se credesiopportuno, si semina il trifoglio, poi sierpica di nuovo, ma nella direzione tra-sversale per coprirlo ed uguagliare megliola superficie del seminato. Dopo tutto ciòsi nettano i solchi, si costruiscono i soste-gni, ove trattisi di campo irriguo, e si sca-vano i traversagni. Anzi circa ai sostegni edal ciglione inLorno al campo, si dee aver1’ avvertenza di formarli più alti dell* or-dinario ; perchè, se durante il verno sigiudicasse convenevole di allagarlo, per di-fendere il lino dall’ azione del gran freddoe del gelo, si possa tenervi costantemente1’ acqua alla dovuta ed uniforme altezza,non altrimenti che sopra il riso.

La stessa pratica si usa allorquando s’ab-bia disegno di far succedere il lino al fru-mento. Sempre lo si consegna al suolodopo i lavori di coltura e senza concima-tura, tanto nel caso in cui vogliasi spar-gere il trifoglio, come nell’ altro, in cuiimporti non seminarlo. Qui però si chie-dono più lavori, e maggiore diligenza anettare e sminuzzare convenientemente ilterreno, perchè d’ordinario trovasi in peg-giore condizione, che nel caso soprac-cennato.

Si coltiva il lino anche nei fondi, don-de si è cavato il riso. Fatta la messe siprocura tosto di scolare le acque meglioche sia possibile. Gli argini devono essere