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Tomo XXXII. [Supplimento.]
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Lino

vengono gran fatto, poiché 1' erba non èfolla, e la terra è smossa, sicché le piog-gie insozzano il lino. 11 tempo di prepa-rare questi luoghi è quando si comincia alare i mazzi da bagno. Si sega allora ilprato se l’erba fosse alta, ed anche ilcampo dove è stato il frumento, perchè1’ erba troppo alta impedisce di fare i fa-scetti e di raccoglierli.

Giunto il carro al luogo indicalo, unoperaio ascende, ed inforcando un fascettoalla volta li getta intorno al carro sul prato,in distanza Timo dall’altro circa tre passi.Coperto il circuito del terreno intorno alcarro, si fa avanzare e si continua a get-tare i fascetti, coprendo anche la parteoccupata dal carro stesso nella prima fer-mata. Si replica fino a tanto che sia scari-cato tutto il lino. Se dopo sparsi questifascetti sul prato piovesse, si lasciano le-gati, senza distenderli in piedi fino al ces-sare della pioggia, la quale in tale statonon fa loro nocumento. Così parimenti silasciano fino alla mattina seguente se siavessero dovuto spargere sul prato questifascetti la sera precedente.

Subito che si comincia a gettare i fa-scetti sul prato, devono esser pronte ledonne a distendere i fascetti in piede, ilche si fa nel seguente modo. Prendonoun fascetto per cadauna, e lo pongono conle radici in giù sul prato, appoggiato algrembiale ; poiché in questa operazione ènecessario il grembiale per sostenere ifascetti nel momento di stenderli. Dal fa-scetto levano un manipolo degli steli dilino, ed impugnandolo con la sinistra stret-tamente verso le cime, lo collocano conle radici sul prato in distanza dalle radicidel fascetto vicino tre palmi circa, e con lecime inclinate verso lo stesso fascetto. Al-largano con la destra gli steli, e li fan-no girare intorno alla sinistra in formadi pane di zucchero. Ciò fatto, la manodestra flessa fra il fascetto ed il mariipo-

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lo, e fa girare gli steli in modo che siuniscano, tenendo sempre strettamente lecime. Così continuasi fino a tanto che siè consumato lutto il fascetto, che dee star-sene sempre appoggiato al grembiale, tra-sportandolo da un sito all’ altro senza maigettarlo a terra, o rimuoverlo dalla suaposizione. I fascetti in piedi devono esse-re di pochi steli, perchè si asciughino piùfacilmente, e possano meglio godere il van-taggio delle rugiade.

Se mai si avesse cominciato a distende-re in piedi il lino sul prato verso sera, crimanessero a causa della notte fascetti dadistendere, si lasciano sino alla mattinaseguente senza timore che patiscano.

I legami dei fascetti si lasciano sul pra-to, sino al momento di raccogliere il lino.I siti dove il lino è disteso si devono di-fendere dal bestiame, perchè non vengadanneggiato, e se mai accadesse che i fa-scetti venissero gettati a terra, bisogna ri-metterli subito. Quindi è che si rendenecessario visitare spesso il prato dove illino è disteso.

Se appena disteso il lino sul prato pio-vesse, sarebbe cosa buona, poiché la piog-gia lo lava e lo purga. Se le piogge con-tinuassero, il lino sottile, sano e perfettopatisce meno del grossolano. Quello chenon è sano patisce di più, nella robustez-za delle fibre. Se le piogge fossero ecces-sive, il lino si snerva ; ma se si fosse im-brattato nel bagno, le piogge lo purgano.

Nella Fiandra, nei dintorni di Courtraj - ,dove si coltiva e lavorasi il lino con lamassima cura, se lo porta in agosto, in ot-tobre o dopo l’inverno nel mese di mag-gio, unito in fasci di tre e mezzo a quat-tro e tre quarti chilogrammi, al fiume Lysper farnelo macerare. A tale effetto si èrinchiuso con pali e pertiche sull’ orlo delfiume quello spazio che si reputo necessario,ed ivi mettesi il lino in piedi e lo si tienecon bastoni intrecciati, legati insieme cd at-